[ s t r e g a n e r a . n e t ] ___ v.9.0


Ho raccolto qui di seguito testi di Ann Beccamorti, una scrittrice dark davvero meritevole con la quale ho da poco instaurato un rapporto epistolare molto piacevole. Conoscevo il suo nome già da prima e "incrociarla in rete" per me è stato eccezionale! E' stata ancor più speciale la sua "cessione" di testi che qui ora propongo e che merita davvero di essere letta e ricordata. Ricordo che i testi qui proposti sono scritti da ANN BECCAMORTI e mi è stato dato il consenso a pubblicarli su questa pagina, ogni parola, ogni titolo, appartengono a lei ©

Ho portato una rosa Sulla tua tomba Ieri sera Ho ballato intorno alla tua foto Amore Odio Dolore Ho calpestato delicatamente le tue vesti Intrise di brillanti bianchi e perle Le mie braccia danzavano nell'aria Pallide Ho morsicato le tue labbra Bevendone il sangue Che ne sgorgava Come da un fiore dopo la pioggia.

Ann Beccamorti

Annalisa Tagliabue in arte Ann Beccamorti, nasce il 14/06/1976 a Cantù (in provincia di Como). Inizia a scrivere a 11 anni e nel corso degli anni continua a scrivere racconti, poesie, romanzi brevi che parlano di storie di ragazzi disagiati. Esordisce su Outrè, la rivista di letteratura impossibile, dove un circolo di scrittori potevano vedere pubblicati le loro poesie e racconti ma, purtroppo, il progetto viene stroncato. Collabora poi con One Hundred Years Find a Cure Fans club, occupandosi della fanzine e aiutando nella creazione del primo fans club italiano dei Cure Circa nel '97 da vita, insieme ad un'amica, una fanzine, Petali Viola, che si occupa di qualsiasi cosa abbia attinenza con il movimento Dark, ma non solo, anche di tutto cio' che è controcorrente, romantico e decadente, cercando di tenere in vita la sincerità dei movimenti nati dalla miserie e dal disagio di ragazzi che volevano gridare NO! degli anni '70 e '80: musica, arte, letteratura… Nel frattempo, continua a scrivere storie di amicizia e amore tra ragazzi dark e punk, storie ribelli e perverse. Scrive anche poesie e racconti. Il suo stile è suburbano, oscuro, decadente, giovanile, dark ..etc … poi, ognuno ne trarrà le sue sensazioni. Non scrive nè per diventare famosa, nè per farsi dire "sei brava sei la migliore"... Scrive perche' ama sentirsi dire : "grazie , mi hai fatto piangere, mi hai dato tanto, mentre leggevo la tua storia stavo bene, mi hai fatto dimenticare i miei problemi" . Lei sta bene mentre crea questi splendidi mondi e la gente sta bene mentre li legge. Infine collabora con il Club G.h.o.s.t , un circolo di scrittori noti e meno noti soprattutto nell'ambiente horror, vedendo pubblicati vari suoi racconti inediti su varie antologie a tema e sempre per il Club G.h.o.s.t viene pubblicata la sua prima raccolta di poesie ufficiale intitolata "Gocce di Luna".

L'ANGELO CADUTO DALLA LUNA
di Ann Beccamorti

Mi chiamo Erilyn e ho vent'anni. Ho deciso di scrivere la mia storia su questo fustino di detersivo abbandonato in mezzo alla strada. Purtroppo è l'unica cosa che ho trovato qua in giro, tra i marciapiedi gelidi e solitari. Inizierò col dirvi che sono sempre stata diversa dagli altri: tra la gente non ho fatto altro che sentirmi un'estranea, in parte per il mio modo di vestire alquanto spettrale, che espandeva il mio animo al di fuori, e in parte per i miei pensieri strani... Il mio mondo è fatto di nebbia dove a tratti spuntano meravigliosi tunnel bianchi da percorrere. Iniziò tutto quella sera... tornavo a casa in bus, standomene appartata in un angolino, e guardavo la Luna in cielo: regnava indisturbata fra le stelle, sue guardiane... e io la ammiravo, presa dai miei pensieri magici. Intorno a me, intanto, la solita superficialità: un sacco di ragazze perfette a guardarle (ma imperfette a studiarle), vestite alla moda, che ridevano e sbraitavano frasi che non percepivo… frasi insulse. Io, invece, amo l'innocenza e la sua conseguente creatività. Così me ne stavo seduta come una macchietta nera pulsante o una bambola abbandonata; gli sguardi delle maschere sempre attivi su di me... illuse di poter giudicare... Ma poi, a un certo punto, si sono messi tutti a gridare! Mi segnavano inorriditi con il dito... poi ho visto la mia immagine riflessa nei finestrini del bus e ho sentito il mio sangue solidificarsi, mentre il mio cuore prendere fuoco: LUCCICAVO! I miei capelli, la mia pelle, i miei vestiti... erano tutti bianchi lucenti, color latte, neve, borotalco: ero delicata e setosa ed espandevo un leggiadro profumo e una luce quasi accecante. Da allora non sono più tornata normale e sono confinata per le strade della notte; di giorno, invece, mi nascondo nei cunicoli della metropolitana. Volevano rinchiudermi in un laboratorio vicino ad animaletti indifesi in fin di vita per farmi oggetto di chissà quali assurdi esperimenti… maledetti! ....Ma sono scappata. Forse la Luna, quella sera, ha voluto farmi dono della mia vera natura: sono una sua creatura... sono un angelo caduto dalla Luna!

IL SOLE DELL'OSCURITA'
di Ann Beccamorti

Suzette era stesa sul letto, mentre spade di luce invernale rigavano il letto nell'oscurità della stanza. Intanto giocava con il suo cagnolino e tutti e due aspettavano con impazienza il sole dell'oscurità che giungeva solo con l'arrivare della notte. Proprio quella notte, però, il sole nero non giunse. Quel magnifico altare sospeso nelle tenebre non c'era. Suzette iniziò a preoccuparsi e notò che , stranamente, il cielo era luminoso lo stesso, come se dietro ad esso si dibattesse la Luna, oppure una candela gigante… poi capì… la Luna, il sole nero, era stata imprigionata e si dimenava alle sbarre della sua cella, facendo esplodere così una luce più potente del solito … Suzette era pronta a tutto pur di rivedere il suo sole notturno. Indossò così le sue scarpette magiche tinte di rosso lucente e partì verso il fascio di luce più vicino che poteva portarla in cielo, oltre il cielo, nel mondo magico. Si ritrovò in una grande valle bianca e notò subito che c'era una dolce damigella lunare che raccoglieva dei fiori; corse allora da lei: le sue scarpette luccicavano e, senza di esse, non avrebbe mai potuto andare in quel mondo. Gliele aveva regalate lei, la Luna ! Quando le fu vicina chiese: "Scusami, non vorrei disturbarti dal tuo dolce fare, ma sono venuta a riprendermi la Luna." La creatura non parve neppure sentirla ma Suzette non perse le speranze. "Scusa… potresti aiutarmi? Lo faccio per vostra madre." A quel punto la damigella alzò il viso per guardarla e Suzette non potè trattenersi dal lanciare un grido di paura: mille echi fluttuarono per tutta la valle bianca e lucente… semplicemente non se l'aspettava ma la creatura lunare aveva grandissimi occhi rossi senza pupilla, vestita di bianco, con la pelle di porcellana. "Vai di là." Dicendolo indicò un punto in lontananza e, quando Suzette l'ebbe guardato, si rigirò per guardarla ma lei era sparita. Proseguì allora per il suo piccolo viaggio celeste ed eccola, finalmente, la prigione! Una forte luce polverosa la investì, tanto da poterla incendiare, e gridò più forte che poteva: "Luna!!! Sono io!! Sono venuta per liberarti!!" Si dovette attaccare a un albero per non volare via, ma la luce era troppo potente e il ramo si spezzò. Mentre stava per essere spazzata via, si sentì risucchiare in basso dalla Terra, poi la luce cessò e Suzette e la Luna caddero a terra sfinite. Corse da lei: le sbarre erano state quasi tutte corrose dall'amico muschio e fu facile spezzarle. Suzette prese fra le braccia la Luna, una palla rotonda con gli occhioni grandi da mamma e, quando ebbe dormito un po' sulle sue ginocchia, si riprese, passeggiarono per la valle pallida. Immensi frutteti bianchi dai frutti rossi parevano graziosamente argentati di brina. Sua Maestà la intrattenne e le raccontò che ad imprigionarla era stato proprio il Sole, geloso di tutti quegli umani, pochi ma speciali, che tanto l'adoravano. "Questa è per te, mia cara Suzette. Con questa potrai fare tanti bei sogni." La Luna le porse una grande orchidea nera, splendida, dai petali come seta. "Ora però devo tornare al mio trono: sono già mancata una notte…" Suzette vide sul viso della Luna una piccola smorfia di dolore. "Ora è tutto passato, Luna." "Grazie a te, mia adorabile fanciulla: ho fatto bene a donarti quelle scarpette, e ricorda che quando vorrai venire a trovarci sarai sempre la benvenuta." La Luna l'abbracciò e forti raggi le attraversarono l'anima, donandole un forte sollievo, una sensazione bellissima … le sorrise e si buttò in un suo raggio per tornare sulla Terra. Si ritrovò nella sua cameretta, felice più che mai. Ad accoglierla c'era il suo cagnolino e, accarezzandolo, disse: "Guarda com'è bella la Luna in cielo!"

LE ROSE
di Ann Beccamorti

Era un mattino di una noiosissima domenica; l'unica cosa che mi consolava erano le rose, quell'enorme pianta di rose fuori in giardino, un giardino incolto, di piante stranissime coltivate dalla Luna, mia ammaliatrice e madre depravata. Allora sono uscita, l'ho percorso fino ad arrivare da loro: rose spinose, romantiche e cattive. Un ramo di quegli alberi, serpeggianti figure mostruose, mi ha graffiato una guancia, e subito il mio pallore cadaverico si è macchiato di un rivolo di sangue, sceso poi sul mio labbro da fanciulla vogliosa. L'ho leccato via con la lingua: era gustoso. Dalla finestra spalancata del mio loculo (perché proprio camera non lo si può definire) uscivano le note di una canzone dei Play Dead. Subito ho sentito due occhi frustrati fissi su di me: era quella vicina rompiscatole che mi spiava da una finestra del palazzo accanto. Brutta stronza bigotta! Ho notato anche il luccichio del crocefisso che stringeva in mano e le sue labbra che si muovevano freneticamente: stava pregando. Lei mi teme, a lei devo la mia reputazione di puttana sacrilega, pazza, ribelle e indemoniata che ho nel quartiere; le ho fatto ciao con la mano, ridendo, e lei è scappata via chiudendo la tenda. Se si facesse scopare più spesso dal marito, che invece va con le troie, si impiccerebbe un po' meno degli affari degli altri e sarebbe più felice: gliel'ho detto in faccia una volta e lei mi ha sputato addosso. Morirà presto e lentamente, stupida donna stupida. Non capisco: come può una villa antica come la mia sorgere tra dei palazzi così? Forse è una visione e, prima o poi, sparirà. Tolti gli occhi immeritevoli della stronza da me ho leccato i petali di una rosa, ne ho mangiato uno e poi ne ho colte altre. Erano destinate al sacrificio della notte: le spine mi ferivano e io godevo. Il sole, finalmente, se ne stava andando affanculo e un leggero vento spostava le nuvole all'arrivo della grande madre: lei, la Luna, musa delle rose e delle mie depravazioni. Sul mio letto aspettavo lui, vogliosa, mentre con le rose mi accarezzavo le cosce (le ferite della notte prima erano già scomparse) e, con le dita, mi spostavo la gonnellina di pizzo nero per penetrarmi ed ansimare. Lui sarebbe venuto alle undici in punto, il mio ragazzo: a lui piace stuprarmi; io fingo di non voler fare nulla, lui ci crede e, così, gode come un pazzo. Naturalmente, in verità, a me piace molto: lui mi possiede in modo fantastico, lui mi piace, è il mio idolo, è mio. Proprio non sospetta che anch'io goda… e poi… tocca a me, a me piace fargli cose atroci. Dio, non vedo l'ora che arrivi. *** Lui è arrivato, carico più che mai. Io ero seduta al tavolo e scrivevo prose subdole. "Dai, facciamolo," mi ha detto. "No! Non voglio!," ho gridato, isterica, in lacrime. Le candele nere fremevano sangue. "Ora ti sistemo io." Mi ha afferrata e mi ha scaraventata sul letto a baldacchino. Petali sparsi sulla coperta ed io ero già bagnata. Mi ha presa a sberle, mi ha tolto il vestito con forza e mi ha strappato il rosario dal collo, che è finito in mille pezzi sul pavimento di marmo. Poi… poi sangue: gli ho morsicato un labbro così forte che è sgorgato fuori, macchiando tutto. Goduria, lussuria: lui mi bacia il corpo, beve il mio nettare prezioso, io mi dimeno trattenendo il piacere, cerco di scappare ma poi sento qualcosa di duro e grosso penetrarmi e, allora, scompaio dal piacere, come una dose. Forse di più. L'ultima cosa che vedono i miei occhi è la Luna, fuori, che sorride diabolica, poi più nulla: solo il profumo dell'inferno e del mio lui. *** Poi tocca a me. Qui viene il bello. Lo strego, lo lego al letto, gli tappo la bocca con mille petali. "Stupido!!" Una sberla con il mio collare borchiato ed è ancora sangue: glielo lecco, mentre i suoi occhi spaventati mi guardano pietosi. "Non ti preoccupare, amore: non sentirai alcun male." Mi siedo a cavalcioni su di lui e gli torna duro; un'altra sberla, questa volta con la mano. L'anello lo ferisce e luccica nella notte, nella penombra. "Ricordi? Me l'hai regalato tu, questo." Sul mio viso un salutare velo di male. Gli poso sul petto delle rose dai gambi spinosi e sfrego il mio corpo addosso al suo, comprimendogli dolore. "Ho sempre sognato di fare di te quello che voglio.", dico, poi afferro un coltello molto grosso e lo taglio dappertutto: ferite profonde che fanno uscire ogni cosa; prendo quindi la bottiglietta del profumo al mughetto e glielo verso sugli squarci. Lui, gridando, ingoia tutti i petali e poi… lo imbalsamo. Senza ucciderlo, gli estraggo tutte le viscere, le vene, le arterie, i vari organi, allargando sempre più le sue ferite; getto tutto fuori dalla finestra (un po' l'ho recapitato alla vicina spiona in una scatola con dipinte delle stupende rose blu) e lo imbalsamo. Sangue e liquidi strani schizzano dappertutto. Poi lo sposto un po' e dormo accanto a lui. Al mattino lo metto nell'armadio e vado a lavorare. *** Ore undici di sera. Eccolo: è arrivato, il mio ragazzo. Ogni lacerazione è sparita, è di nuovo vivo. Si gioca a un nuovo gioco: ora tocca a lui e poi a me. Questa notte lo taglierò a pezzi con la bellissima voce di Siouxsie in sottofondo.

IL TEMPO
di Ann Beccamorti

Riporro' un fiore su una teca di vetro per proteggere il mio amore per te lindo di profumo di clorofilla verde un verde luminoso in una roccia tetra antica ed esterefatta dal tempo lugubre illustre serio nobile come un nobil uomo che vaga fantasmagorico in un vecchio hotel di lusso abbandonato dal tempo Un'edera tra fiori viola Osserva ristagnante e silenziosa alitando i peccati degli innamorati stesi su di lei di ogni era di ogni tempo di ogni passato Ogni colore si e' sciolto allo scoccare della mezzanotte di ogni mezzanotte e di tutte le notti fredde taciturne oscure miliari Chiese e pavimenti gelidi su cui sono stati posati veli e lasciati petali di rose appassite dalle ore dai soffi Borchie bracciali stoffe che spariscono cosi'… d'incanto per l'eterno.

CRYSTAL DESDEMONA
di Ann Beccamorti

Crystal pettinava le sue bambole , aveva un viso cupo e triste e la sua pelle era bianca come il latte. I suoi capelli erano gia' stati spazzolati ed aspettava solo che la notte calasse. Lunghi capelli neri, profumati di viole della foresta. Crystal amava le sue bambole e amava la notte. Indosso' la sua lunga camicia da notte bianca , antica, con bordi in pizzo e nastri viola e si accovaccio' nel suo letto a baldacchino, un grande letto scricchiolante e freddo, dalle coperte sempre ruvide e pulite. Le bambole la osservavano da ogni angolo della camera, ne aveva piu' di 300 .. Dal corridoio arrivavano i rintocchi del pendolo ereditato da famiglia in famiglia da piu' di 100 anni .. 12 rintocchi , e' ora. Un forte vento soffia attarverso i finestroni immensi, in stile Art deco' e sibila , sibila , sibila … Le goccie di cristallo del grande lampadario risuonano .. Una luna luccicante pulsa in cielo illuminando tutto di una luce a suo modo oscura .. Crystal si alza dal letto. Ed anche le bambole si alzano, si alzano in piedi e si mettono a correre all'impazzata, escono dalla camera e corrono per tutta la grande villa, ridono, gridano e simulano uccisioni tra loro. Sono bambole strane, perdono sangue dagli occhi. Odore di sangue ovunque. Sangue e viole di foresta. Crystal e' in piedi davanti alla finestra aperta e guarda la luna, il vento le squote i capelli neri, la camicia da notte si alza, il crociefisso al suo collo picchia contro al suo petto etereo e freddo. Le bambole fanno baldoria dietro di lei. Il pavimento e' freddo, i pipistrelli entrano in casa , i ragni si svegliano e tessono lunghe ragnatele bianche … Crystal si gira, un'espressione immutata nel tempo, come quella di una bambola, si dirige verso la camera dei suoi genitori , entra , la maniglia della porta e' fredda, come tutto dentro quella casa , anche i cuori sono ormai freddi .. Quella triste villa vittoriana … maledetta … La camera e' buia, solo lieve luce lunare penetra dalle spesse tende nere, Crystal sa bene dove andare e che cosa deve fare, si avvicina al porta gioie della madre Liselotte e lo apre, stando attenta a non fare rumore. Una bambola spia dentro dalla porta semiaperta , Crystal la fulmina con lo sguardo , corre via facendo saltellare le sue gambine in porcellana ed i suoi boccoli d'oro .. Sguardo vitreo I respiri dei genitori ancora immutati .. Dal porta gioie prende una manciata di collane e scappa via .. e quando e' di nuovo al sicuro ride, ride di gusto .. prende le collane di perle e gioielli preziosi e li scaglia contro la vasta parete bianca .. Perle e pietre preziose saltellano ovunque .. Crystal ride .. "Loro sono puritani" puritani ? risata La luna esige sangue e sangue avra' Crystal anche ora sa che cosa deve fare Va in cucina , le bambole la seguono incuriosite e bisbigliano "che cosa fa ? che cosa vuole fare ? e' matta !?" "lo fa ? vuole farlo ?!!" "no, no, no " Si Crystal lo fara' Prende una bambola e la spezza a meta' , ne scaglia i pezzi a terra , sull'infinito pavimento di marmo sfumato la bambola anche se e' a pezzi continua a gridare laceranti grida stridule Crystal apre il cassetto dei coltelli e ne estrae uno lunghissimo, la punta luccica alla luna , come i suoi occhi Ritorna nella sua stanza , percorrendo a piccoli passi il corridoio , le bambole gli fanno spazio ritraendosi sulle pareti, impaurite da colei che le pettinava una ad una tutte le sere Crystal sale sul letto , si siede , la luna illumina il suo viso di un'angoscia straziante , impugna il coltello e se lo impianta nello stomaco e spinge spinge spinge il sangue esce copioso e scuro profuma e' freddo e' così mortale e' così nefasto di morte lo gira e lo rigira e suda dal dolore e lacrime spesse le percorrono le guance pallide ammantate di un viola funereo sta morendo sta soffrendo le budella le fuoriescono dallo stomaco macchiando di sangue le lenzuola candide i sorrisi dei giorni passati le lunghe passeggiate nella foresta macchiano tutto Le bambole osservano in silenzio mortale Il corpo di Crystal cade sul letto Straziato E loro tornano al loro posto, su mensole e mobili Lo spettacolo e' finito Ascolti : "Man falls down" THE PRUNES "Summer of no content" THE PRUNES

EULALIA, LA VAMPIRA DEL MARE
di Ann Beccamorti

Eulalia vuole tutto e subito. Eulalia muore ogni mattina. Eulalia , si … Eulalia … che suona sul grande piano nero guardando il mare che ondeggia fuori. A volte in tempesta. Eulalia dai capelli biondi e lunghi e profumati di sale. Eulalia che ama gli uomini, i piu' belli, stregandoli sotto alle sue lenzuola candide. Tutti vengono per lei, tutti la amano e tutti muoiono e rivivono. Eulalia la vampira del mare. Il mare chiede, chiede venia, chiede sangue. Il carattere conta e di carattere lei ne ha. Ogni notte passeggia in riva al mare , con quel vestito nero corto, troppo corto e scollato e raccoglie conchiglie e raccoglie uomini. "Ehi bella come mai tutta sola?", un suo sguardo vale piu' di mille navi fantasma, e' come quello di una sirena. Il suo sguardo promette piacere e gioia. Ed e' nel suo letto che compie il rito, un uomo sfinito dal sesso e' quanto piu' le piace ed e' facile per lei affondargli i lunghi canini nel collo e succhiare, succhiare sangue .. il sangue scorre dentro di lei la sua pelle pallida diventa rosea per un momento l'uomo grida stupido uomo in balia della malvagita' della donna Eulalia ride sommessamente nascondendo la bocca sporca di sangue sotto un ciuffo di capelli quasi bianchi e allora ripete la solita frase che dice a tutti : "una donna non starebbe mai sola se non vuole ottenere qualcosa" , sogghigna e poi "non preoccuparti la tua agonia finira' presto" lo accarezza sul torace gia' pallido di morte e sorride sorride sazia In quella villa sul mare Eulalia compie i suoi riti d'amore e morte e li dona al mare e suona interminabili canzoni tristi che volano via , verso il cielo buio, di cui lei non vedra' mai il sole Eulalia vampira del mare nero Vento, conchiglie come lame e scogli e gigantesche onde E' la notte giusta L'uomo grida dalla cantina e l'ha stancata, sta impazzendo, non lo sopporta, suona il piano all'impazzata Stanotte lo portera' in mare, il mare e' calmo, la sta aspettando Si infila i sandali neri e scende a prendere l'uomo di carne, i suoi passi sono fieri, l'uomo la vede e viene abbagliato dalla sua bellezza "no, non farmi del male ti prego, chi sei tu? Cosa sei tu ? no, ti prego, nooo !" "seguimi uomo se non vuoi morire", l'uomo la segue come se fosse tutto cio' che deve fare, ma e' lei che lo strega e lui ormai e' un morto, la sua carne sta gia' imputridendo sulla riva del mare, come alghe .. Con una barchetta in legno raggiungono il largo, l'uomo e' zitto, rema ed ha lo sguardo fisso Eulalia invece sorride , il mare e' così bello stanotte "ora vai, devi andare .. il mare ti sapra' dare la pace che aspetti .. so che senti la pelle tirare, staccarsi dal corpo come pezzi di vermi .. vai ora .. presto", l'uomo si getta in mare ed in pochi secondi non vi e' piu' nessuna sua traccia sulla terra. Eulalia respira la sua morte La luna e' alta e gialla nel cielo nero E poi torna a casa .. Ascolto: "Summer of no content" THE PRUNES Ann beccamorti

Libri, piccoli romanzi autoprodotti

"Poteri", 1992
"My Friend of Misery", 1993
"Anime Perdute", 1993
"Cuori Sbandati", 1993
"Vagabond Heart", 1993
"No Future"1994
"Heart and Soul"1994
"No love Lost"1994
"Fire Dances"1994
"Love Will Tear Us Apart"1994
"Mads", '94/'95
"Vampiri", '96/'97
"Angie Maledicta" racconto breve1997
"La Tristezza e la Luna"
raccolta di poesie 1999

"Elen & Funera" 1999/2000

 

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