ANTONIN ARTAUD

Spese di Natale, giri per librerie, gente che affolla i negozi e non riesci a respirare. Un piccolo libricino, quasi un quadernetto tenuto legato da un elastico. Lo sfilo e osservo, ascolto le parole del poeta. Lo compro, immediatamente.

(da "il poeta nero")

Ti assilla un seno di vergine,
poeta nero,
poeta inacidito, mentre la vita bolla
e la città arde,
e il cielo si riassorbe in pioggia,
e la tua penna graffia al cuore della vita

Ora si sono schiusi dalle terre
della morte questi fiori che un lungo sforzo
di sogni ha sparso con la cenere
e l'immateriale fumo di un'aiuola di iris
notturni sfogliati uno dopo l'altro
come ore tenebrose
entro le correnti di una ultima
e terribile stagione delle acque nere.
I lenti diamanti dell'ora hanno brillato luminosi,
strana illuminazione del sole sconvolto.
I gigli hanno dissipato l'oscuro accumulo
del bel giardino dove si infrange la marea
e il gelido metallo delle vostre sante colonne
o steli ha vibrato. Ecco la notte che offre
la chiave universale delle sue porte di corno
alle anime liberate che esalano

Scorrete fiumi del cielo
nei nostri petali neri.
Le ombre hanno riempito la terra che ci regge.
Aprite le nostre strade al carreggio
delle vostre stelle.
Illuminateci, scortateci con le vostre schiere,
legioni argentine, lungo la strada mortale
dove ci incamminiamo al centro della notte.
Così il giardino parla in riva al mare.
E il gelido metallo delle vostre sante colonne
o steli ha vibrato. Ecco la notte che offre
la chiave universale delle sue porte di corno
alle anime liberate che esalano
(II)

Nel prolungamento infinito della marea
udremo sotto le alberature che si gonfiano
le viole dei cieli che riempiono le ombre
del battito degli astri dilatati.
Il vento soffiando nella caverna adamantina
dove vira il cristallo dell'albero di madrepore
farà girare sulla soglia intrisa dei nostri pori
l'inaspettato smalto di un altro firmamento.
Qui voglio piantare una penna viva.
Che sui vostri volri scintillanti iscriva
miraggi marini, il segno che vi rende
la libertà nei pascoli del mio sangue

Negli otri delle lenzuola gonfie
dove la notte intera respira,
il poeta sente i suoi capelli
crescere e moltiplicarsi.
Su tutti i banchi della terra
si innalzano bicchieri sradicati,
il poeta sente il suo pensiero
abbandonarlo insieme al sesso.
Poiché qui la vita è chiamata in causa
e il ventre del pensiero;
le bottiglie urtano i crani
dell'aerea assemblea.
Il Verbo spunta dal sonno
come un fiore o un bicchiere
pieno di forme e di fumi.
Cozzano il ventre e il bicchiere,
la vita è chiara nei crani di vetro.
L'areopago ardente dei poeti
si raccoglie intorno al tappeto verde
il vuoto gira.
La vita attraversa il pensiero
del poeta dai capelli folti.
Nella strada solo una finestra,
si mescolano le carte;
alla finestra deliberatamente
la donna esibisce il ventre

Quest'albero e il suo brivido,
foresta cupa di richiami e grida,
mangia il cuore oscuro della notte.
Aceto e latte, il cielo, il mare,
la massa densa del firmamento,
tutto cospira a questo turbamento
che dimora nel cuore fitto dell'ombra.
Un cuore che scoppia, un astro duro
che si sdoppia e nel cielo si espande,
il cielo limpido che si incrina
al richiamo sonoro del sole,
fanno lo stesso rumore, fanno lo stesso rumore
della notte e dell'albero al centro del vento

E l'amore? Occorre lavarsi
da questa sporcizia ereditaria
dove i nostri pidocchi astrali
continuano a spaparanzarsi.
L'organo, l'organo che precuote il vento
la risacca del mare furioso
sono come la melodia profonda
di questo sogno sconcertante.
Di Lei, di noi e di quest'anima
che invitammo al banchetto
dicci chi è l'ingannato
o Ispiratore delle infamie.
Colei che dorme nel mio letto
e spartisce l'aria della mia camera
può giocarsi a dadi sul tavolo
il cielo stesso della mia mente

Ossessione della neve, perla,
gorgheggio pietra fuoco paesaggio
midollo di bianco sambuco, cera vergine
e sperma infine che chiude il cerchio.
Pianure della mente carrozze di fuoco
vetri di carne strada di anime
ventri di braci seni di fiamme
sposo di vergini barba di Dio.
Risa ricercate, ingenuità
fiamme congelate, distacco
restituzione livellamento
inesprimibile purezza.
Vortici d'anime bianchi atomi
ecco che ci riappare un paesaggio
argento ardente anime di maghi
astri rubati spiriti volanti.
Sospiri cocenti labbra voraci
delizioso avvampare
gigli purificati neve degli anni
e questa ruota in estasi gira

MICHELA MITI

Ero con lei... e guardavo come al solito lo stesso reparto. Quella volta con più pigrizia e con meno volontà. Presi un libro a caso, colori spiacevoli, copertina banale e stravista. Orribile acquisto, fatto solo per spendere dei soldi. Ma poi, leggendo ho avuto la così detta: valutazione postacquisto positiva.

(da "alchimia celeste")

Alta sull'orizzonte
sta la radice di buio, resta
il sole
dietro i cancelli grandi
delle prigioni
piccolo, inevaso:
amore d'assoluto
irraggiungibile mio presente,
il mio viverti addosso
è ciò che mi resta

... e quanto fu pupilla l'incontro!
Diagonale del cuore
che non è crepa
non è folgore
lanterna notte d'estate
effimera cera di candele
che spengno sorrisi,
mio cucciolo di luce
gemma sgemmata da te
che fuggisti via
come da uno specchio infranto

Accetto
questo taglio carnale
strappato al corpo unico:
mie notti luminose di me
tremano sull'ala di un gabbiano
sospinto verso una linea di blu
il viaggio della solitudine è del fiume
che accoglie la ninfea
sbrancata dall'alluvione

Arcaica morbosità scomposta
nel riassetto degli istinti:
essere, resistere
nel caldo ormone
di vita fetale
nel ventre di un sole angolare...
Io sono un gioco di rifrazioni
dalle lunghe albe a ombre brevi

Vai, precedimi
mio sentire di terre lontane:
sono per alchimie passate
il cieco che tu conduci,
come un cane che annusa per me
i sentimenti che chiamano umani,
camminami avanti
nel percorso dove sommo il dolore
ai fasci di arcobaleni
negli orizzoni di fieno...
tu, padrone di me che ti sono padrone
dove il muschio è sapore divino,
cerca per me un rifugio
contro le bestialità

Un lavandino mulinello
ingoia nel liquido gelo
gocce di me
voce ferma
ieratico silenzio
cantano note alla solitudine urlata
per trasversali lacrime di marmo...
anche l'universo conosce
l'illusione delle costellazioni

Ti uscì
il mio nome
a bolla di sangue
la tua ultima parola:
come mi chiamavi
da viva
a giocare
con l'iride delle bolle di sapone

Mia anima di appartenenza
alla stille vergine superstite
delle consuete battaglie
di crimini sacrileghe:
scheggia che induce
alla luce della vetta
divina triadica

Venere nuda
quale desiderio ti ha creata?
Fra rifiuti, barattoli vuoti,
ti veglia
un mondo di rabbia insonne,
spargi
frammenti di sogno pietrificato:
per una tua indecisione di luce
io vedo al fondo della notte.
Quando avrò trasferito
il mondo in me,
saprò chi sono?

La piuma pelle
seppellisce gli umori negati:
non è ora altra cosa
che un profumo
o come il nome antico di una strada,
il delitto commesso
e la sua data.
Spazio ripostiglio gremito
di segrete speranze
mie inesaudite, non so
verginità a chi mai appartieni:
a un corpo a un'anima a un'idea?
Verginità
mai persa, mai avuta

Io crisalide ancorata
a emozioni dal volo ardito,
gioco obliquo
della mia mente
su questo muro sbandato.
Il mio volo supino
in un cielo rovesciato,
treno impazzito di foresta.
Nel ricordo acceso
di un'ombra tuo dono lontano,
assente ora, strappata
d'incerto:
amo illimitarmi
al di sopra di un coagulo
che mi nega l'amore

L'identità di te
mi raffigura il volto,
mi svela la mia stessa esistenza
siamo
il rosso sangue vergine
vivo dalle viscere della mente,
specchiamo
la nostra speculare risonanza
in un comune cristallo
di particelle dell'invisibile

LALLA ROMANO

Nuovissima edizione, fascetta delle novità! Una pigna di copie una a ridosso dell'altra. Copertina nuova di pacca, una rosa disegnata, un nome quasi ridicolo, un titolo affascinante. Ma si... che mi costa? Compriamolo!

(da "poesie (forse) utili")

Il cielo scintilla
su la campagna che dorme oscura.
La strada bianca appare.
Il cielo concavo e luminoso
curvo sul corpo oscuro
della dormente, spia
il volto misterioso e bianco.
Risplende invano nella notte
il vigile occhio profondo

Già velarono gli alberi nudi
innumerevoli foglie;
già si rincorre tra i rami
l'infinito sussurro del vento

Con fatica
passiamo sotto il cielo:
una struttura insonne
reggendo.
Fughe di ponti e volte,
architettura
senza cielo salita in noi profonda.
Intorno
sciama il tempo, ronzando:
inutilmente l'occhio nostro annaspa
nella infinita varietà dei vivi:
qualcosa frana, dentro

Attraverso il furore,
attraverso la pioggia che crepita
intorno alla casa
come una foresta che brucia;
dai lontani cieli obliati
scende come un'acqua pura,
quasi una melodia

Notte di gelo
un caldo soffio investe.
In tutto il cielo
stelle velate
con socchiusi occhi sorridono.
Ti ho udita,
notte nevosa,
a stilla a stilla,
piangere di tenerezza

Troppo amaro non è l'addio del sole
quando il giorno declina, e fu sereno.
Speranza del domani ci assicura.
Fedele è il tempo, e rinnovato sorge
come sempre il mattino: ma la luce
la cara luce dell'autunno è morta,
avaro e triste si presenta il giorno,
finchè non torni il sole, e ci deluse
come chi parte e non ha detto addio

La terra distende nel vespro sereno
l'onda infinita dei colli.
Pende rosea la luna.
La luna è l'anima della terra. Casta,
guarda il suo corpo pieno
e languido che dorme.
La notte ha oscurato la terra e il cielo,
nero e inquieto è il mare.
L'anima della terra è il mare.
Dorme la terra nelle tenebre. Urla
contro il suo corpo muto
e batte invano il mare

Si accendono i lumi e le stelle
lungo le strade buie,
e ciascuno ha un tepido raggio
di pallido oro.
Mi sembrano fatti più vasti
i gelidi spazi,
e più desolate e più fredde
le strade deserte

Ora ho davanti a me quel che hai lasciato:
parole che fermentano nei sogni
e frammenti di me, cosa spezzata

Né il tulipano frigido,
né le cerule barbe
del glicine,
né il bianco di maiolica
fiore della magnolia;
ma il lampo che si disserra
di schianto
tra nube e nube:
ecco il segno
-folgore o fiore- dischiuso
per sempre
nel lucido abbandono
di un attimo

Lungo archi sottili esili foglie,
attraversate da un'acuta luce.
Ombre chiare, assolute.
Luce sospesa a foglie
innumerevoli e fini.
Ansia sospesa al giorno
illuminato e breve

Il tenace viluppo
uno schianto divelse e lasciò aperto.
Dov'era il chiuso aggiorna,
e l'aria si precipita celeste;
tenue storia traendo
di sottili colori e già remota

LINA PUTELLI

Era stupendo leggere quelle parole dedicate ad un'altra persona. La stessa poetessa aveva lasciato una dedica, con un corsivo di altri tempi, ed io, nell'usato l'ho comprato, il suo libro. E raccoglie i fiori che da sempre amo, non potevo lasciarlo lì, solo, tra tanti altri libri senza valore.

(da "il prato degli asfodeli")

Vivi, risorgi in me;
torna bambino,
giovane ancora,
o uomo maturo:
lo sguardo puro,
lo schivo sorriso consolatore

La rocca, innalzata
per difesa di guerra,
è un profluvio di nidi
nascosti, anch'essi
agguerriti, prescelti
dai rapidi uccelli
migranti: migrano
anch'essi, con lontane
memorie, i pensieri
gli intimi gridi

Scura, turrita
i merli guelfi
anneriti di neve
e di scirocco
una prora al passato,
una nave ancorata
sull'ondante fluire
del ricordo: il ricordo
odoroso dell'infanzia:
unico tempo della remota
verità del sangue

Nei tuoi lavori
e sulla cara tua bocca
ricorrevano due parole:
"tenero e lieto": e tale
eri e permanevi.
Di stupore acceso
per ogni creatura
nata da poco,
per ogni nuova
parvenza terrena.
Sereno, ma conscio
di una realtà
mutevole arcana

Grande stellato:
ordinato rigore.
E nel mare irrefrenato
anelito d'ogni onda
che risorge e muore

Come l'angelo,
dalle altezze a vertigine
discende all'opaca
parvenza della terra,
l'uccello dalla luce
tra le fronde le sue ali
nasconde o fra le spighe.
Canta l'immenso,
l'estasi raggiunta
nel cerchio adamantino
delle sfere

Nocchiero di radiose vastità,
angelo alato di stellari spazi,
muto compagno di silenzi
irraggiunti, non sono i cieli
per lui sorti? Non le distese
delle nubi erranti,
veloci come il vento?

Tra rocce innevate
nel sereno ancor gelido,
su inaridite foglie,
erbe calpestate, spoglie
di stagioni trascorse,
esplode solitario un croco
di trepido colore: così s'arresta
il tempo; nel pistillo profondoo
d'una corolla chiusa

Si sente fiore che vola
e il fiore si duole
di non librarsi farfalla,
corolla nel vento,
nel respiro
sospiro dell'aria

Anfrattuosi brusii
fischianti gridi
di marmotte accosciate:
di implumi famelici
accordi: gorghi
di note chiare
nell'ombra mossa,
agitata da fragranti
essenze ricorrenti ondate

Nidi tane covili
in assorto sopore.
Sul vivere insonne
di alati uccelli
silfidi eteree;
salamandre, ondine
e innumeri gnomi
su disfatte corolle
ricadere di semi
e aride foglie.
Sotto veglianti stelle
sotto pianeti eccelsi
colmi di forze assidue
l'empito ondoso di precoce gelo

Tale ellisse suprema
di luce e d'ombra,
di nubi eccelse
trasvolanti il mare,
si muta in oasi d'oro
verso sera con flabelli
incendiati che sull'acqua
si spengono alla riva

Qualcosa muta:
il filo si attorce
nel fondo della memoria,
ma si svolge e dipana
nell'ansia suprema
del supremo distacco:
ed è ripercorso
il cammino sino al vagito,
al primo singulto
dell'essere sorto alla vita

Silenzi eccelsi: in sovrumani
spazi voci grandiose, lontananti,
solenni e dolci a dire misteriosi
avvertimenti: a dare di sogni
occulti il chiarimento
e l'essenziale monito e consiglio

Sento la caduca
sorte del corpo
e presento la chiara
presenza dell'ala
dell'angelo mio.
L'ala è pronta
pl volo e l'addio

Si allentano nel sonno
fulgori di antiche passioni;
si spengono all'alba
bagliori di idee.
Improvvise armonie
si frangono quali marosi
alla luce del giorno

ROSA PAINI

Cercavo uin libro thriller in una libreria dell'usato e rovistando trovo questo libricino tanto sottile, dalla copertina ruvida e di un colore che sa di antico. Lo prendo, senza nemmeno aprirlo per visionare, come mio solito, la lunghezza dei testi. E' mio.

(da "la solitudine")

E' sera.
Sul carpino dietro la casa
l'ospite canta.
Un'arpa è appesa tra i rami:
le note varian
su corde lucenti,
rosse come il sole al tramonto
con lievi riflessi d'argento.
La luna pende là in mezzo
sul lago

Mi sono svegliata piangendo:
singulti leggeri di bimbo
che cerca la madre nel buio
e invano l'aspetta.
C'era una pena segreta
che mi tormentava
non so che cercavo
che cosa m'aveva impaurito.
Non voce d'intorno
solo un suono lontano di festa
non mia.
Mi sono svegliata piangendo
ed ho continuato nel buio
a singhiozzare in silenzio

Ho aperto la porta:
il vuoto di là m'attendeva,
il cuore vi cadde tremando.
Rimasi così sulla soglia
guardando quel buio orrendo
sentii un brivido lungo
straziarmi.
Nulla...
Solo il mio desiderio infinito

Sogni, inutili sogni
che il vento disperde e cancella
che il gelo ha strinato
prima dell'alba
come i petali appena sbocciati
sul rovo
o sogni
potervi fermare un istante,
trovare un poco di pace
brandelli di cuore,
ali spezzate nel volo,
foglie che il vento solleva
e porta lontano...
per sempre

Una lacrima cade e s'asciuga
fa da clessidra al mio tempo
un'altra
un'altra ancora...
misurano lente le ore
mie vuote di luce.
Chissà perchè
in questa buia clessidra
non c'è mai la fine,
mai un intervallo leggero
che muti il novero lento del tempo.
Una lacrima cade e s'asciuga
ma brucia
come una stilla di fuoco sul cuore

Ho intinto la penna
in una piccola gora di luce
caduta sul foglio,
lì aperto in attesa,
e poi dentro il liquido rosso
che dona la vita.
Ed ecco ne è nata qualche parola
un poco sbiadita,
che non potrà forse durare,
eppure quanta fatica
per trarla fuori dal cuore

I tuoi occhi
un mare di luce
in cui vorrei cullarmi
la tua bocca
parole dette per me sola
da non dimenticare
le tue mani
una carezza dolce da morire

Ho amato un'ombra
ed ora ch'è svanita
l'orizzonte s'è fatto più lontano
devastato il giardino
ai limiti del deserto
con una parvenza di sole
che a me non da più calore

Strette fra gli alti muri delle case,
che han qualche chiazza d'umido e di verde,
salgon le strade dell'antico borgo.
Son piene d'ombra,
ciottoli ed erbe fanno da selciato.
Oltre la soglia d'un palazzo vedi
rider l'incanto d'un giardino aperto
sulla campagna.
L'eco dei passi pare t'accompagni
ed il brusio s'una fonte a tratti
rompe il silenzio.
E' fredda l'ombra nelle vie tortuose
ma d'improvviso,
come un mistero che si svela, appare
là sullo sfondo, nella piazza, il sole

Due strade e il fiume
che lento trascorre:
l'acqua divide i due solchi
nei quali noi camminiamo
inutilmente
perchè mai potremo incontrarci
sulle strade
che il fiume divide

avanti >

. notturno
.
isabella santacroce
.
ann beccamorti
.
angela buccella
.
echi
.
sussurri
.
sepolcro
.
letteratura