Questa
pagina è dedicata a tutti coloro che amano viaggiare spingendosi
anche oltre i tradizionali luoghi indicati dalla guide turistiche. E' dedicata
ai viaggiatori che cercano riposo, cultura, svago, ma non disdegnano le
emozioni. E il visitatore dei cimiteri non disdegna le emozioni, sa che
i cimiteri, sempre, provocano emozioni. Che però viene turbato dal
cimitero fino al punto di provarne repulsione o paura, perde una grande
opportunità, rinuncia a molto. Perchè i cimiteri sono musei
e gallerie d'arte all'aperto. Perchè i cimiteri sono straordinari
giardini pubblici dove accanto alla morte c'è moltissima vita (di
animali e piante). Perchè i cimiteri sprigionano erotismo. Perchè
i cimiteri sono luoghi di meditazione, luoghi di memoria dove rintracciare
le proprie origini.
Perchè i cimiteri sono oasi di pace e tranquillità.

Père-Lachaise
-il primo cimitero moderno-
Io canto il Père-Lachaise per il suo ridicolo, il suo carattere insensato, la sua inutilità, la sua improprietà, la sua stupidità, giacchè è pura poesia
Alejandro Jodorowsky
In
rue du Repos al n. 16 si trova uno dei cimiteri più famosi di Parigi : quello
di Père-Lachaise.
I più grandi scultori e architetti del XIX secolo come Chapu, David d'Angers,
Barrias, Garnier, Guimard, Visconti, hanno contribuito a fare di questo
cimitero un luogo unico.
Progettato dall'architetto Alexandre-Théodore Brongniart, riunisce nelle
sue forme e nella sua struttura gli influssi della cultura paesaggistica
inglese e del razionalismo francese. Accedendovi vi troverete di fronte
ad un vero connubio tra natura, pietre e architettura : le radici degli
alberi secolari avvolgono e inglobano le tombe, creando un tutt'uno spettacolare.
Tra i 5300 alberi presenti nel cimitero, ci si può imbattere in un frassino
del 1849, di ben 3.50 m di circonferenza, o in un acero vecchio di 150 anni
e di 1.90 m di circonferenza.
Ma il fatto che più caratterizza questo cimitero, e lo rende così famoso,
è che qui si trovano le vestigia di personaggi illustri della storia francese
e non solo. Chopin, Honoré de Balzac, Bizet, Oscar Wilde, Delacroix, Molière,
La Fontaine, Pissarro, Proust, Apollinaire, Colette, Edith Piaf, Jim Morrison,
Modigliani tra i personaggi celebri che riposano qui.
Ecco perché quando sarete a Parigi, una visita varrà veramente la pena.......

LE TOMBE "FAMOSE"
-Oscar Wilde-
Troviamo alla Division 89 la tomba di Oscar Wilde (1900): una sfinge alata di Jacob Epstein, enigmatica, con gli occhi chiusi, e che vista di fronte assomiglia vagamente a Wilde. Nel 1961 due inglesi staccaro con una pietra i genitali della sfinge. Da allora si sono moltiplicate le richieste di restauro, anche perchè la tomba è cosparsa di scritte a pennarello, dai cuoricini alle firme dei visitatori. L'artista multimediale Gianni Broi, protagonista di periodiche performance al cimitero, nel 1996 ha effettuato una lettura di testi in onore di Oscar Wilde, distribuendo una sua lettera al sindaco di Parigi, al conservatore di Père-Lachaise, dopo l'azione di vandalismo del 1961. Gli hanno risposto che lo studio londinese titolare dei diritti sulla tomba è irreperibil, dopo la scomparsa di Robert Ros, l'ultimo amico che rimase vicino al poeta a cui vene rilasciata la concessione perpetua della tomba.
-Frederick Chopin-
A destra del viale principale, ecco alcuni monumenti dedicati a grandi musicisti. La tomba di Frederick Chopin (1849) presenta un profilo scolpito del compositore, sormontato da una figura femminile seduta a capo chino, che regge tra le mani una lira muta: si tratta della bella musa "desolata" della musica, opera di Jean Batiste Clésinger.
-Jim Morrison-
Nella Division 6 la tomba di Jim Morrison, il cantante dei Doors morto a Parigi nella notte tra il 2 e il 3 Luglio 1971. Il suo busto (una testa scolpita con le fattezze del cantante) venne prima coperta di scritte, poi ebbe il naso spezzato, infine venne rubata. La tomba è sempre luogo di pellegrinaggio. Ogni giorno i giovani ammiratori del cantante depongono lettere, fotografie, ciocche di capelli: la tomba di Jim Morrison è cosparsa di segni grafici tracciati da fans inconsolabili, devastata da lettere rozze e confuse, spietate e tenere, amorevoli e blasfeme: quasi a segnalare, con un'infrazione alle regole del lutto, che il ricordo dello scomparso converge in quel luogo nella memoria di tutti, e là risiede e vive.
-Marcel
Proust-
-Dominique Perignon-
-Simone Signoret-
-Gioacchino Rossini-
-Victor Noir-
-Eugène Delacroix-
-Paul Eluard-

-Montmartre-
Creato
nel 1978 e inaugurato nel 1806 si trova su una collina vicino a Pigalle.
Il quartiere in cui il cimitero è collocato ha un nome che è
già un programma: Montmartre, da Mons Martyrum, morte dei martiri,
in ricordo dei quattro santi decapitati nel 272.
Cinto da mura, il cimitero si articola in viali con cappelle una accanto
all'altra, quasi tutte della stessa altezza, rese ancora più suggestive
quando nevica. Le strade di tombe a più livelli suggeriscono una
vera città dei morti, in modo ancor più chiaro di Père-Lachaise,
dato che mancano le folle di cacciatori di celebrità defunte che
si trovano nel suo cugino più grande. Se Père-Lachaise è
una necropoli, allora Montmartre è una città fantasma, più
spaventosa e d'atmosfera, ma più sinceramente spirituale del turistico
Père.
Molte le tombe di personaggi celebri. Il politico Godefroy Cavaignac (1845)
è ritratto nudo, in bronzo, coricato sulla sua tomba. Di Emile Zola
(1902) si ammira il busto incorniciato tra volute di marmo: ormai,
però, la tomba è vuota, dopo il trasferimento dei resti a
Panthéon. Il poeta tedesco heinrich Heine (1856) è celebrato
da un candido busto e dai versi scolpiti di una sua poesia. Interessante
anche la tomba dello scrittore Henri Murger (1861), abbellita dalla
statua "de la Jeunesse".
La statua più bella, probabilmente, è quella di fine Ottocento
della tomba Didsbury, che rappresenta una donna seduta, coperta di un velo
trasparente. Montmartre vanta però anche la riproduzione perfetta,
in bronzo, del Mosè di Michelangelo (Division 3).

-Zentralfriedhof-
“Vivere
e morire a Vienna” potrebbe essere il titolo, parafrasato dal film di Friedkin,
di quest’itinerario tra i luoghi dove riposano in cripte di marmo, all’ombra
dei tigli o sui fondali del Danubio re, regine e musicisti, eretici e anonimi
suicidi. Ed è proprio dalla singolare ambientazione scelta da un film (l’iper-sentimentale
ma validissimo “Prima dell’alba”) che iniziamo il giro.
Qui, ad Albern Hafen, piccolo centro non lontano da Vienna, si trova il
cimitero dei senza-nome (Friedhof der Namenlosen): presso le banchine del
molo sul Danubio, seminascoste e spoglie, stanno poche decine di tombe.
Sono anonimi sventurati ripescati dalle acque dopo un suicidio, un omicidio
o magari un semplice incidente e ora riposano non lontano da dove vennero
ritrovati. Il tour fa tappa al nr. 19 di in Goldeggasse, nel centralissimo
quarto distretto: è questo l’indirizzo del singolare Museo della sepoltura
(Bestassung Museum). Siamo ormai vicini all’epicentro religioso di Vienna,
il duomo di Santo Stefano. Nei sotterranei riposano re e regine d’Asburgo
insieme a vescovi, cardinali ed eminenze varie.
Le catacombe, impeccabili e quasi irreali, sono visitabili ma la fila è
sempre lunghissima: conviene, se si ha tempo, scegliere giorni e orari inusuali
per immergersi in questo mondo solenne e grottesco, quasi comico per l’eccesso
d’austerità e l’impiego di marmi, bronzi e lugubri fregi. La visita continua
passando alle spoglie dei normali cittadini, e si capisce che la morte è
uguale per tutti: solo ossa, migliaia di ossa accatastate come fossero travi
in una segheria e sparpagliate come in un magazzino abbandonato (un esempio
analogo è S. Maria della Concezione, nella centralissima via Veneto a Roma).
Non lontano dal duomo è l’Augustinerkirche, chiesa gotica del 1300 e teatro
delle nozze di Francesco Giuseppe con la leggendaria Sissy. All’interno,
in una cappella chiusa da una grata, cinquanta urne conservano, quasi fossero
vasi canopi non d’alabastro ma d’argento, i cuori di re e principi asburgici.
Lo Zentralfriedhof (cimitero centrale) si trova all’estremità meridionale
di Vienna, a Simmering, ed è uno dei più grandi d’Europa: per ogni viennese
in vita ce ne sono due sepolti qui. Se volete passeggiare indisturbati andateci
nei giorni feriali; altrimenti aspettate il due novembre e vi sembrerà di
girare per il mega-cimitero del Cairo. Solo che qui non ci sono mendicanti
e fronde di palma, ma moltitudini di viennesi in abiti impeccabili che si
aggirano, con l’immancabile cagnolino al guinzaglio, nel dedalo di sentieri.
Il cimitero è diviso in aree distinte: due sezioni per gli ebrei, una per
gli ortodossi, una per i protestanti e una per i non-cristiani.
E poi le vittime delle guerre: i caduti per o contro Napoleone, quelli delle
lotte per liberare Vienna dai russi e quelli del primo e del secondo conflitto
mondiale. La parte centrale, Ehrengräber, è riservata ai compositori: Beethoven,
Brahms, Schubert e i due Strauss. E poi il padre della musica dodecafonica
– per carità, non musica atonale! - Schönberg che riposa accanto al suo
maestro-allievo Zemlinsky. Particolarmente impressionanti sono le croci
nere che ricordano l’assurdo sacrificio dei viennesi andati a combattere
nella wehrmacht del führer. L’esempio più alto della attrazione-repulsione
che la morte e la vita ultraterrena da sempre esercitano sui viennesi è
Hugo von Hoffmansthal che, appena diciassettenne, si firmava con lo pseudonimo
di Loris. Kraus e Schnitzler (è sua la “Traumnovelle” – “Doppio sogno” in
italiano– cui si ispirò Kubrick per “Eyes wide shut”) lo consideravano un
genio e i due componimenti “la Morte e il pazzo” e “La morte di Titano”
rappresentano i primi passi verso l’esperimento intellettuale più celebrato
di Hoffmansthal: la Gesamtkunstwerk, il tentativo di far rivivere l’unità
artistica tra poesia, musica e composizione teatrale della cultura greca.
Ogni Mozart-tour - e con esso il nostro giro – si conclude, magari dopo
un’abbuffata delle squisite Mozart Kugeln (la cui traduzione in italiano
suona troppo irriverente per riportarla) al cimitero St. Marxer. Qui infatti
il compositore, originario di Salisburgo, venne sepolto in una fossa comune.
Non bisogna scandalizzarsi più di tanto (del resto nemmeno a Vivaldi, veneziano
morto anch’egli a Vienna, la città ha riservato una tomba tutta per sé):
il funerale in onore di Mozart, celebrato, come il suo matrimonio, nella
cattedrale di S. Stefano, fu grandioso e degno della fama di cui godette
in vita.
La Mozartgrab è una sorta di tomba virtuale nei pressi di quella che doveva
essere la collocazione esatta, secondo le ricerche della moglie Costanza,
delle spoglie di Mozart. Come nel cimitero
di Pére Lachaise a Parigi, all’ingresso del St. Marxer è stato collocato
un pannello che indica le tombe di altri personaggi più o meno noti di Vienna.

-Cimitero
di Staglieno-
Genova
Staglieno
ha cessato di essere, da almeno due generazioni, un luogo simbolo della
città di Genova, che grazie ad esso era conosciuta in tutto il mondo; e
forse per evitare questa macabra identificazione, o solamente per opportunità
politiche che hanno relegato in secondo piano la vocazione turistica della
città, è stato rimosso quale luogo della memoria collettiva e di identificazione
sociale. Un rifiuto che ha radici probabilmente nella retorica e cattivo
gusto con cui le famiglie borghesi delle generazioni passate rappresentavano
se stesse, le verità acquisite e i luoghi comuni spazzati via dalla mentalità
delle nuove generazioni. Sono pochissimi i genovesi che frequentano o che
sono mai stati nelle gallerie monumentali del cimitero, ancora meno sono
i turisti che ,sebbene sempre più attratti ed incoraggiati a scegliere quale
propria meta Genova, sono accuratamente indirizzati verso altre parti ed
attrazioni della città. Sicuramente l'imbarazzo degli operatori e delle
autorità è fortissimo: si possiede un tesoro inestimabile, ma ci vergogniamo
di mostrarvelo in uno stato di completo degrado ed abbandono. Non tutti
la pensano così.
La polvere, il degrado, le rovine ci presentano oggi una civiltà scomparsa:
la borghesia mercantile del XIX secolo. Le allusioni ed i connotati delle
sculture raffigurano un passato morto per sempre ,la cui complessità oggi
ci sfugge, e la polvere che le ricopre ne misura la lontananza.Tanto è vero
che il recente ritrovamento di documenti e reperti, tra cui i disegni originari
di molte opere, permetterà di ricostruire la storia di molte tombe della
seconda metà dell'ottocento di cui si credeva di aver perso ogni possibile
chiave di lettura filologica. Una scoperta casuale, nella casa del custode,
che dimostra che l'antico luogo della celebrazione è diventato nei decenni
un luogo della memoria ed oggi si è trasformato in sito archeologico. Un
passato così lontano che la polvere ed il degrado sono dei valori estetici
aggiunti irrinunciabili per l'uomo del XX secolo affascinato da tutto quello
che tarla, si ingiallisce, si impolvera, si sgretola, va in rovina.
Sul finire dell'ottocento Vincente Blasco Ibànez scriveva a proposito delle
sculture: "..sono nuove, nivee; ogni lineamento è perfetto, ogni tratto
esente da mutilazioni, imperfezioni o difetti; perciò, per noi, queste lunghissime
file di incantevoli forme sono cento volte più belle della statuaria danneggiata
e sudicia salvata dal naufragio dell'arte antica ed esposta nelle galleria
di Parigi per l'adorazione del mondo. "Oggi tutto questo candore ci risulterebbe
estraneo : un sinistro "effetto ospedale" che annullerebbe ogni motivo di
interesse. La polvere resa untuosa ed appiccicosa dallo smog si è progressivamente
impossessata di ogni interstizio, si è posata indelebile sui panneggi degli
abiti delle vedove e delle madonne, è colata sulle carni sensuali degli
angeli: un cancro implacabile su ogni superficie scultorea ed architettonica
la cui spettacolarità decadente è accentuata da una natura rigogliosa ed
invadente. Un paesaggio frutto di un felice connubio di gusto anglosassone
e mediterraneo, ancora presente tra l'altro nella mentalità genovese. Questa
lenta decadenza ricorda la scena raffigurata in un dipinto, capolavoro di
Giulio Romano a cavallo tra classicismo rinascimentale e manierismo, anch'esso
al pari di Staglieno poco visibile, posto nella chiesa di Santo Stefano
sopra Via Venti Settembre, nel cuore della città. Nella "Lapidazione di
Santo Stefano" , sia il santo che i suoi carnefici sembrano riprodursi,
nella plasticità classica dei movimenti e delle espressioni, in infinite
varianti nelle talvolta goffe sculture del camposanto.
L'ampia citazione di architetture classiche sembra poi ricordarne la struttura
originaria voluta dal Resasco architetto che portò a termine la costruzione
del cimitero nel 1851. Stupefacente nel dipinto è l'edificio in rovina posto
sulla linea dell'orizzonte, dai cui ruderi provengono le pietre usate per
il martirio, allusione alla decadenza del mondo pagano e avvio dell'estetica
della rovina di cui l'arte figurativa dal 600 a tutto l'ottocento è piena
zeppa. L'infinità varietà degli stili adottati, e talvolta il pregio di
alcune opere, nulla aggiungono alla storia dell'arte. Una amalgama ripetitiva
in cui certamente il virtuosismo tecnico è degno degli scultori classici,
ma l'idea creatrice è appiattita sui gusti di una committenza chiusa nel
recepire le trasformazioni culturali. Nel contempo gli artisti sono incapaci
di imporre idee innovative per il loro isolamento dalle dinamiche culturali
di fine Ottocento e per il formalismo dei precetti appresi in Accademia.
L'arte funeraria si industrializza, lo scultore diventa artigiano e gli
abili scalpellini, privi di adeguata formazione culturale, perpetuano il
gusto del "realismo Borghese".Borghesia specchio del carattere schivo dei
genovesi, la cui superbia e ricchezza viene ostentata e rivelata solo da
morto. Ed ecco il proliferare in quantità senza uguali al mondo di innumerevoli
quanto sontuosi monumenti, statue , cappelle (veri e propri santuari) e
lapidi in tutti gli stili in voga dalla metà dell'ottocento agli anni 30.
Oltre al realismo fotografico, lo stile floreale che ricorda il gotico,
il bizantino , il mesopotamico, il neoegizio, qualche accenno di liberty
(molto contaminato) fino ad arrivare al neoclassicismo anni 30 in voga nell'epoca
fascista e forse per questo sottovalutato.
Vogliamo lasciare ad altri molto più competenti l'analisi storico artistica
nonché la lettura formale e filologica delle opere presenti; e non ci interessa
neanche citare gli autori e la collocazione dei monumenti. Il nostro intento
è solamente quello di suscitare interesse presentando un luogo nuovo, reinterpretato
attraverso il medium fotografico, in cui i monumenti prendono vita e sembrano
comunicarci la vibrante passione ,che certamente animava i loro autori e
committenti, ma che ora vive svincolata dal passato e si anima sempre in
modo diverso agli occhi attenti del visitatore.

-Cimitero
della Certosa-
Bologna
La Certosa di Bologna è certamente, da un punto di vista storico e artistico, uno fra i monumenti più importanti della città e, per diversi aspetti, monumento di interesse nazionale e sovranazionale. Eppure dell'importanza straordinaria del sito si è persa la pubblica consapevolezza, che rimane circoscritta agli ambienti più attenti della ricerca storica e artistica. Tantomeno, dunque, se ne ha cura nella promozione turistica della città, peraltro ai suoi inizi. Infine, la rimozione del tema della morte dalla sensibilità moderna ne fa un luogo di cui si preferisce parlare poco o nulla, una sorta di non-luogo nella topografia cittadina. Nel tempo, poi, un po' ovunque in Italia e salvo poche eccezioni, si è perduta ogni intenzionalità artistica nella espansione e costruzione dei cimiteri, a favore della più stretta funzionalità, così come è stato tralasciato ogni atto di indirizzo per le tombe, sicché i cimiteri appaiono per lo più luoghi di modesta qualità architettonica. Quindi il legame storico fra l'arte e la morte ha cessato di rinnovarsi, un processo che contribuisce all'isolamento dei cimiteri storici. Anche a Bologna la parte monumentale del cimitero si è stemperata in un insieme ben più vasto, con aspetti di anomia e banalità. Infine, la difficoltà a custodire un bene così esteso, ha prodotto furti, vandalismi, mentre emergono, oltre a persistenti problemi di manutenzione ordinaria, crescenti necessità di manutenzione straordinaria del complesso. Si diffonde dunque la percezione di una cura limitata al minimo. Si percepisce il frutto della presenza laboriosa di tanti operatori, oltre che di tante famiglie, ma non si coglie che sulla Certosa si riversi appieno l'amore e la cura della città. Ed invece è giusto immaginare un luogo dotato di tutti i servizi necessari alla sua funzionalità e anche ben tenuto, dotato, come se fosse un museo, di tutti gli apparati e le funzioni didattiche, sicuro, adeguato ad ospitare nel migliore dei modi i diversi riti funebri. Un luogo in cui la nostra comunità sappia riconoscere la propria storia e la memoria dei propri cari. Un luogo frequentato, oltre che dai cittadini, dalle scuole e dai turisti. La Certosa di Bologna merita questo impegno. Quando nel 1797 Napoleone sopprime il convento dei Certosini, la Certosa è già un luogo di straordinaria importanza artistica, cresciuto a partire dalla metà del XIV secolo. Ne fa fede la chiesa del convento, dedicata a S. Girolamo, con le opere ancora in sito di Bartolomeo Cesi (1559-1629) e lo splendido coro ligneo intarsiato del sec. XVI, ma ne fa fede anche la straordinaria galleria di capolavori (dal polittico di Antonio e Bartolomeo Vivarini alle pale di Ludovico e Agostino Carracci, di Guercino) che dalla Certosa passò in età napoleonica alla Pinacoteca Nazionale. L'istituzione del pubblico Cimitero (1801) negli antichi chiostri e nei successivi ampliamenti non comportò minore impegno artistico: progettata da subito come Pantheon di Virtù cittadine e come Museo delle Arti, la Certosa propone al visitatore, con le sue tombe e monumenti, la più completa storia della scultura bolognese fra Ottocento e primo Novecento. Per tutto il secolo scorso fu, del resto, meta di viaggiatori, turisti, intellettuali di passaggio a Bologna. Come tappa irrinunciabile del Grand Tour, al pari delle chiese cittadine, la visitarono Byron, Stendhal, Dickens. Ma la singolarità storica della Certosa è anche la storia di quegli scavi per l'ampliamento del cimitero che riportarono alla luce, negli ultimi decenni dell'Ottocento, un'intatta necropoli etrusca con ritrovamenti determinanti per la ricchezza del nostro Civico Archeologico. Infine non è solo un monumento di arte, quello che oggi vogliamo valorizzare: è un modo di vedere, particolare ma incomparabile per completezza, la storia della città, con i suoi grandi, da Carducci a Morandi, i suoi accademici, i suoi artisti, i suoi patrioti, la sua gente semplice, cui i tempi moderni accordano il diritto al nome e al ricordo. Un tema, questo della conservazione della memoria, che si ripresenta oggi in forma nuove e meritevoli di una riflessione profonda. L'occasione del Bicentenario del Cimitero di Bologna può dare una motivazione forte all'impegno della città. L'idea è che la Certosa sia un museo a cielo aperto. La proposta è di trarne tutte le conseguenze positive che ne discendono.

-Highgate
Cemetery-
Londra
L'Highgate
Cemetery non ha rivali per la sua atmosfera vittoriana piena di mistero.
Il suo giardino, ampio e incolto, comprende cipressi, catacombe in stile
egiziano, abbastanza angeli scalpellati da soddisfare tutti i fan dei Joy
Division, la tomba di Karl, il più serio dei fratelli Marx, e le tombe personalizzate
che riflettono il carattere dei loro eccentrici occupanti. Anche i cimiteri
di Kensal Green e Brompton sono delle delizie vittoriane, con tanto di catacombe
e angeli.
Il cimitero e' formato da due parti distinte: la parte est, piu' tradizionale
e la parte ovest che sembra il set di un film di Dracula. Con strane statue
ed inquietanti tombe, questo cimitero e' stato in passato utilizzato come
set per film horror.
Il suo fascino gotico attirò la buona società vittoriana,
facendone uno dei cimiteri più prestigiosi di Londra. Ma, come molti
cimiteri ottocenteschi, anche Highgate ha conosciuto un declino e una vera
e propria rovina nel corso degli anni. Si aggiunga che alcune sette di occultisti
hanno compiuto ad Highgate varie incursioni, profanando tombe e distruggendo
urne funerarie.
Una leggenda metropolitana aleggia da anni sul cimitero di Highgate: la
leggenda del vampiro. Lì sarebbe sepolto un vampiro portato in Inghilterra
dalla Turchia. Tutto comincia quando, nel 1967, due ragazzine di Highgate
passeggiando per Swains Lane avrebbero visto attraverso il cancello del
cimitero alcuni cadaveri che si alzavano dalle tombe. Una delle ragazzine,
Elizabeth Wojdyla, cominciò ad avere degli incubi, in cui immaginava
di essere ghermita da una forma sconosciuta, e ad impallidire. Si rivolse
a un bizzarro giovanotto di quartiere che fotografò la ragazza il
cui collo presentava due strani segni rossi e iniziò a costruire
la sua personale leggenda di Highgate. Disegnato
da David Ramsay quando il romanticismo gotico prevaleva sullo stile classico,
il cimitero occidentale di Highgate è ricco di tombe patrizie lungo
sentieri a serpentina perfettamente studiati per bilanciare spazi aperti
e chiusi. Il muro che circonda il cimitero doveva ispirare una sensazione
di intimità e di separazione dal "mondo dei vivi", per
calare in una dimensione diversa, un emozionante parco della morte. E in
effetti è ancora possibile respirare l'atmosfera incantata, passeggiando
tra gli archi gotici e le architetture neo-egizie. Le tombe, sia nel settore
est che in quello ovest, si spostano tra i vari stili, e celebrano una poliedrica
comunità di defunti: accanto a imprenditori, pugili e domatori, troviamo
tombe delle famiglie Dickens e Galsworthy, vicino a socialisti rivoluzionari
riposano aristocratici.

-Cimitero
degli Inglesi-
Bagni di Lucca
Malgrado sia un monumento vincolato dalle Belle arti, è in condizioni di quasi totale abbandono. E così, la colonia inglese che vive in provincia di Lucca ha deciso di non aspettare più la tutela italiana, di rimboccarsi le maniche e di dedicare la domenica a risistemare il cimitero protestante di Bagni di Lucca, con l’aiuto di alcuni amici italiani. In attesa che arrivino i fondi del ministero dei Beni culturali. La cittadina termale alle porte della Garfagnana è da sempre una "provincia inglese": qui, infatti, hanno soggiornato nel passato i poeti romantici Byron, Shelley ed i coniugi Browing, mentre, più di recente, vi ha passato un periodo di vacanza la famosa rockstar Peter Gabriel. Ma, nomi famosi a parte, sono molti gli inglesi che vivono nella provincia di Lucca e che prediligono la calma e la bellezza di questa cittadina termale immersa nel verde, dove si trova un piccolo ma interessante cimitero anglicano. Purtroppo i segni del tempo e dell’incuria si sono fatti sentire notevolmente sui vari monumenti funerari, alcuni anche estremamente interessanti, tanto da dover pensare ad un vero e proprio recupero da parte delle Belle Arti, che hanno posto un vincolo su questo monumento. Adesso si attende che il ministero dei Beni Culturali renda disponibili i fondi per effettuare il recupero. Ma intanto che fare? L’idea l’hanno avuta proprio alla sezione di "Storia e cultura estera in Lucchesia", dove, tra l’altro, lavorano anche numerosi inglesi residenti da anni a Lucca: perché non iniziare intanto ad effettuare piccoli lavori di ripulitura, in maniera del tutto volontaria? E così inglesi ed italiani si sono dati appuntamento la domenica per risistemare, per quanto possibile, questo cimitero, da tutti conosciuto come "il Cimitero Inglese", nel quale hanno trovato la dimora eterna circa 140 persone, tra cui Rose Elisabeth Cleveland, sorella del XXII presidente degli Stati Uniti d’America (che si prodigò nell’assistenza ai malati ed ai profughi di Caporetto) e la scrittrice del Suffolk Maria Louise Ramè, meglio conosciuta come" Ouida".

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beccamorti
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buccella
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. letteratura
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