[ s t r e g a n e r a . n e t ] ___ v.9.0

Qui voglio raccogliere tutti i testi erotici o pseudo tali che mi è capitato di leggere. Voglio creare un'antologia di "storie" vecchie, ricami di rosso, merletti e quant'altro. Fondere l'atmosfera calda e suadente.

Di seguito il primo testo che mi ha ammaliato e continuerò, nel tempo, con altri pezzi interessanti. Se ne avete alcuni da segnalarmi, vi prego di non esitare. La mia e-mail la trovate nei contatti.

 

Da "I legami pericolosi" di Choderlos de Laclos

[...] Una lieve mussola le copre il petto; e i miei sguardi furtivi ma penetranti già ne hanno scoperto le incantevoli forme. Dite che il suo volto è senza espressione; e cosa dovrebbe esprimere, nei momenti in cui niente parla al suo cuore? Certo no, non ha come le nostre civette quello sguardo bugiardo che a volte seduce e sempre ci inganna. Non sa mascherare la vuotaggine d'una frase con uno studiato sorriso: e coi più bei denti del mondo non ride che di ciò che la diverte. Ma bisogna vedere, nei lieti giochi, di che ingenua e schietta giocondità sa offri l'immagine! Che pura gioia e che amorosa bontà annuncia il suo occhio, quando sollecita soccorre un infelice! Bisogna soprattutto vedere, al minimo accenno di lode o di adulazione, dipingersi sul celeste suo volto il commovente impaccio d'una non finta modestia! E' pudica e devota, ma perciò la stimate fredda e inanimata? Son di ben altro parere. Che stupenda sensibilità bisogna avere per estenderla financo sul marito, per amare costantemente un essere sempre lontano! Quale più forte prova ne vorreste avere? [...]

LETTERA VI
Il visconte di Valmont alla marchesa di Merteuil

Da "Therese e Isabella" di Violette Leduc

[...] Abbiamo sfiorato, sorvolato le nostre spalle con le dita selvagge dell'autunno, abbiamo lanciato lampi di luce nei nidi, abbiamo esposto al vento le carezze, abbiamo creato motivi con la brezza marina, abbiamo avvolto le nostre gambe con gli zeffiri, e l'incavo delle nostre mani frusciava come taffettà. Com'era facile il ritorno! La nostra carne ci amava, il nostro odore zampillava. Il nostro lievito, il nostro pane. Il movimento ritmico non era schiavitù ma beatitudine. Io mi perdevo nel dito di Isabelle come lei si perdeva nel mio. Come ha sognato il nostro dito coscienzioso... Come si congiungevano i nostri movimenti! Le nuvole ci aiutarono. Grondavano di luce. L'onda venne a esplorare, ci lambì i piedi e si ritirò. Le liane si allungarono. Una luce si propagò nelle nostre caviglie. La dolcezza irrompeva, mi stremava. Le mie ginocchia erano diventate di cenere.

"E' troppo. Dimmi che non ce la fai più."
"Taci."
"Non posso tacere, Isabelle."

Le baciai la spalla, mi lasciavo andare di nuovo verso il naufragio.

"Parla."
"Non posso", disse Isabelle.
"Apri gli occhi."
"Non posso", disse Isabelle.
"A cosa pensi?"
"A te."
"Parla, parla."
"Non sei felice?"
"Guarda... No, non guardare."
"Lo so. Tra poco sarà chiaro. Chiudi gli occhi, scaccia la luce", disse Isabelle.

Il sole sorgeva, Isabelle si riaddormentava.



© Sabrine



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