l a b o u t i q u e d e l a m u s i q u e
MUSICA - SCOMPENSO

Questa pagina è dedicata alla musica.
Per ovvi motivi riporterò qui le canzoni e i cd che considero "importanti"... ma in base al mio gusto e alla mia passione.
Non posso conoscere quel che Voi amate.
Considero però la musica come un ambiente vasto, da esplorare. Quel che io ho visto potete no averlo visto Voi, e viceversa.
Molte di queste recensioni sono arrivate da Voi, tempo fa. Quindi non solo cd di mia appartenenza ma anche vostri.

[immagine damnedinblack.net©]

Tempo fa, nel forum si discusse di colonne sonore... Lyn mi fece presente una che a lei piaceva in maniera particolare. Andai subito a comprarla e ascoltandola ho sentito i brividi... ricordando le immagini del film.

AIR
[ the virgin suicide ]

Nicolas Godin e Jean Benoit Dunckel, all’anagrafe musicale conosciuti con il nome di AIR, rappresentano per gli amanti dei suoni stilosi un’accoppiata fondamentale. Dopo un paio d’anni di silenzio, dall’ormai classico Moon Safari, il duo parigino torna a far parlare di se, realizzando la colonna sonora del film di Sofia Coppola “The Virgin Suicides”. La pellicola, ambientata negli anni 70, è perfetta per il suono pseudo-retro degli Air. Utilizzando tecnologie desuete e ammiccando al rock progessivo, le 13 tracce della soundtrack riportano a galla atmosfere dark, suoni ovattati e quasi surreali. Un disco decisamente lontano dalle sonorità più soavi ed allegre di “Moon Safari”, meno digitale e più suonato (con batteria “vera” in quasi tutti i brani, suonata da Brian Reitzell, batterista nell’ultimo tour nonché consulente musicale del film) e che fa ricorso ad un uso sempre più diffuso di tastiere vintage (moog, soprattutto). Il tutto ci riporta egregiamente agli anni 70, con suoni che ricordano per qualche verso i Pink Floyd e le loro colonne sonore. Questo accostamento è parso palese a molti critici musicali, tanto che in molti definisconto questo lavoro “The dark side of the Moon Safari”. Il lato oscuro di Moon Safari. Una descrizione che in un colpo solo sintetizza il cambiamento di rotta verso il dark e la ricerca di suoni particolari.

pezzo a cura di Max Boschini ©
18 dicembre 2000

L E . C A N Z O N I

1. Playground love
2. Clouds up
3. Bathroom girl
4. Cemetary party
5. Dark messages
6. The world hurricane
7. Dirty trip
8. High school lover
9. Afternoon sister
10. Ghost song
11. Empty house
12. Dead bodies
13. Suicides underground

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Un compleanno. Ricevi tanti auguri, abbracci regali. Al mio ultimo ho ricevuto anche un CD. Non avevo mai sentito il nome di questo gruppo e non ho esistato, una volta a casa, di ascoltarlo. Risultato? Estasiata!

THE GATHERING
[ superhead ]

 

Un pò a sorpresa ritornano gli olandesi thegathering, sempre capitanai dall'avvenente vocalist ANNEKE VAN GIERSBERGEN, sulla scorta di un live album piuttosto riuscito. A far la parte del leone (ben sei brani su dieci), i brani più rappresentativi dell'ultimo lavoro in studio, peraltro ottimo, ovvero "How To Measure A Planet?". Non mancano comunque tre estratti dalla discografia precedente. L'impressione primaria che si deduce dall'ascolto di "Superheat" è che i The Gathering abbiano voluto confermare con forza e determinazione la svolta psichedelica avvenuta in tempi recenti in seno al loro sound. Non c'è il benchè minimo sentore del Doom Metal degli esordi, bensì tra questi solchi si respira un'atmosfera sognante e dolcemente lisergica. I vari brani risultano, se possibile, ancora più lenti ed atmosferici, e l'influenza dei Floyd più cosmici (cfr. "Live At Pompeii") si mostra in guisa suggestiva. Il canto nobile di Anneke sa librarsi teneramente anche in questa occasione, ed il resto della band si dimostra entità affidabile anche sul palco. Il risultato è un disco che sa emozionare e lenire il logorio della vita moderna, e pertanto merita l'attenzione di appassionati e non. Nell'attesa di un nuovo capolavoro prossimo venturo.

pezzo a cura di Michele Dicuonzo ©
03 febbraio 2000

L E . C A N Z O N I

1. the big sleep
2. on most surfaces
3. probably built in the fifties
4. liberty bell
5. marooned
6. rescue me
7. strange machines
8. nighttime birds
10. sand and mercury
11. eléanor

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Mi piaceva la copertina. Compro sempre un sacco di cose in base all'impatto visivo e spesso sono stata fortunata, come in questo caso. Questo cd merita davvero il vostro ascolto, se non lo avete già fatto!

ANATHEMA
[ alternative 4 ]

Strano periodo per alcuni gruppi Dark-Gothic-Metal. Dopo la trasformazione musicale di Paradise Lost, Tiamat e Type'o'Negative, ecco il lavoro degli inglesi Anathema. Dopo le voci insistenti sullo scioglimento del gruppo, che si è concluso con l'allontanamento del batterista John Douglas, sostituito con Shaun Steels, i 4 di Liverpool hanno squarciato il loro silenzio musicale con l'arrivo di questo "Alternative 4". Lasciate alle spalle le sonorità tipicamente Doom-Gothic, ci troviamo di fronte ad un album completamente diverso. Niente più chitarre distorte, non più voce da oltretomba, ma solo suoni magnetici ed inquietanti. In tutti i 45 minuti del CD si avvertono fortissime intensità evocative, emozioni a ripetizione. Sono presenti anche sonorità di forte impatto, come nelle tracce "Fragile Dreams" e "Empty", ma la vera chiave di volta di tutto l'album è un suono ricercato dettato molto dall'influenza degli immancabili Pink Floyd (!). Un album buio e triste che scivola via dolce come una goccia di ruggiada su una foglia in una mattina d'autunno. Vera chicca di tutto il lavoro è la title track che sprigiona una malinconica inquietudine facendo presa su una solida base di potente batteria. Anche l'uso intensivo delle tastiere aumenta a dismisura l'atmosfera cupa e decadente. Sicuramente i fan più incalliti del gruppo non accetteranno mai questo brusco cambiamento di rotta; così come i metallari più disperati gireranno alla larga da questo lavoro. Qui non si parla assolutamente più di metal; è preso solo come punto di partenza per esperienze "progressive". Non crediamo che sia un tentativo di raccogliere a piene mani consensi dal mondo musicale (leggasi commercializzazione) ma una strada dettata dalla voglia di cambiamento e dal desiderio di non seguire le già citate patetiche "conversioni" di altri gruppi. Un grande album per chi sa emozionarsi con la musica.

pezzo a cura di Massimo Garofalo ©
settembre 1998

L E . C A N Z O N I

1. shroud of false
2. fragile dreams
3. empty
4. lost control
5. re-connect
6. inner silence
7. alternative 4
8. regret
9. feel
10. destiny

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Ecco la prima mail che mi e ci consiglia un CD. Lei è Missi e ci racconta di come questa musica le ha suscitato grandi emozioni. Io ovviamente, appena potrò lo andrò a recuperare! Ecco a voi la tracklist:

[ goth paradise III ]
-due CD-

L E . C A N Z O N I

CD1

Welten Brand - Fovea Diaboli
Letzte Instanz - Singt Halleluja
Illuminate - Stern der Ungeborenen
Untoten - Doom
L´Ame Immortelle - Bitterkeit (Classic Version)
Yendri - Bodyless
Dreadful Shadows - New Day
Lacuna Coil - Honeymoon
Suite Lacrimosa - Halt Mitch
Engelsstaub - Fairieland
Willow Wisp - Aspects
Samael - Supra Karma
Non Compos Mentis - Idol with a Frame
Ikon - Victim of Hate
NoyceTM - I Bleed for You
Mortiis - (Passing By) And Old And Raped Village

CD2

Aesma Daeva - Darkness
Morthem Vlade Art - The Night Before Goethes
Erben - König Für Eine Nacht
The Kovenant - Mirror´s Paradise
Tempesta Noir - Eternally
In Extremo - Der Galgen
The New Creatures - Clownhead
Sanguis et Cinis - Das Gläserne Zimmer `99 CO2 - Black
Other Day - Engel Stranen
Whispers In The Shadow - A Song For The Radio
Moonspell - Soulsick
Exovedate - Shadow Marc
Almond & Siouxsie Sioux - Threat of Love Summoning - The Gloen Disappears

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Accompagno un amico in un megastore, lui guarda nel reparto metal, io cazzeggio i vari scomparti e vedo quel volto. Mi chiama. Lo prendo. E' il cd che mi ha tenuto compagnia per due mesi.

STABBING WESTWARD
[ stabbing westwar d]

Mi ricordavo degli Stabbing Westward come un ignobile gruppo sulla scia dei ridicoli Gravity Kills, ossia una band che univa elementi elettronici (a casaccio) con melodie ruffiane e sfacciate che imploravano di torturare tutte le radio ed MTV. Per fortuna di tutte quelle band e di quella scena al giorno d'oggi rimane ben poco ed anche la band dell'ambiguo C.Hall ha raddrizzato la mira. Nel 2001 gli Stabbing Westward suonano una musica al tempo stesso semplice e sofisticata, spogliando il proprio sound da tutta quella accozzaglia di samples (ancora oggi presenti ma in misura infinitamente minore) che appesantivano il tutto. Su tutto spicca l'uso delle chitarre acustiche, soluzione forse presa in prestito dagli ultimi Filter. Quello che rimane inalterato dal passato è la ricerca della melodia catchy che spopolerà su Mtv e che questa volta mi sento di supportare: se questa svolta sia determinata dalla ricerca del successo a tutti i costi personalmente non me ne frega niente se poi il risultato è soddisfacente!! Se vogliamo citare qualche canzone senza dubbio spicca il primo singolo So Far Away, pezzo che racchiude quasi tutte le sfaccettature della band ma il vero pezzo da 90 della raccolta ha il nome di Wasted, riff d'atmosfera dark e un ritornello drammatico. Altri pezzi meritevoli sono Perfect ed High mentre un pò deludente I Remember, dove un pò più di grinta sarebbe stata senz'altro gradita. Non che con questo disco gli Stabbing Westward siano diventati di colpo il mio gruppo preferito, però già il fatto di aver sconfitto i miei pregiudizi mi sembra un bel successo.

pezzo a cura di Sully (preso da un sito)

L E . C A N Z O N I

1. so far away
2. perfect
3. I remember
4. wasted
5. happy
6. the only thing
7. angel
8. breathe you in
9. high
10. television

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Impazzivo per questo cd. Me lo ascoltavo dalle 10 alle 20 volte al giorno. REPEAT. Ero diventata Hole-Dipendente. Ancora oggi ho nel cuore la loro musica, la voce stonata di Courtney.

HOLE
[ celebrity skin ]

L'attesa spasmodica per Celebrity Skin (Geffen, 1998) viene ricompensata soltanto con una timida raccolta di canzoni melodiche: le nuove, mature e articolate, Hole sono un gruppo di pop radiofonico che conserva soltanto un pizzico dell'arsenico di un tempo. Il cuore del disco e` composto da canzoni, cominciando con Celebrity Skin e Awful, che ripetono lo stesso schema: un soffice melodismo su un battito maschio e su riff melodrammatici. Le piu` lunghe e complesse Reason To Be Beautiful e Use Once And Destroy svettano forse dalla massa.
Attorno a quel cuore ruotano le ballate: ballate rilassate che ricordano i Byrds piu` che i Guns And Roses (Malibu), ballate che rasentano le profusioni della musica country (Boys On The Radio), per culminare (nel bene e nel male) con una Northern Star che e` meta` acustica e meta` orchestrale. Ma non una di queste canzoni restera` nel tempo, e forse il ritornello effervescente di Heaven Tonight seppellira` le storie dolorose di Love.

pezzo a cura di Piero Scaruffi ©
anno 1999

L E . C A N Z O N I

1. celebrity skin
2. awful
3. hit so hard
4. malibu
5. reasons to be beautiful
6. dying
7. use oce & destroy
8. northern star
9. boys on the radio
10. heaven tonight
11. playing your song
12. petals

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In ricordo di una Contessa che mi strinse la mano durante un tatuaggio, comprai questo cd. Me ne parlava talmente tanto che non potevo che ascoltare la voce di questo piccolo uomo... risultato: spasmi.

PLACEBO
[ black market music ]

Si chiamano Brian Molko (voce e chitarra), Stefen Olsdal (basso) e Steve Hewitt (batteria) ma insieme formano i Placebo, band multinazionale per statuto, dato che il primo è americano, il secondo svedese ed il terzo inglese: un gruppo che propone un rock a tratti duro ed energico, talvolta acido e visionario, altre ancora avvolto da intriganti venature dark. Una miscela nel complesso intrigante ed in costante evoluzione, almeno stando al terzo album del gruppo, Black Market Music, che si presenta come ‘proibito’ ed alternativo fin dal titolo. L’ultimo disco dei Placebo conferma quanto di buono avevano lasciato intuire i precedenti Placebo (1996) e Whitout you I’m nothing (1998): anzi, rispetto al passato il gruppo mostra di aver imboccato una via più definita rispetto alla terra musicale di nessuno degli esordi, che garantiva comunque loro un’indiscussa originalità sonora. Le dodici canzoni di Black Market Music hanno infatti come privilegiato punto di partenza (e di continuo ritorno) il rock, di volta in volta utilizzato per i brani più pressanti ed energici, per colorare insostenibili e malinconiche ballate, come avvio per sperimentare in ossequio ad un vorace desiderio di contaminazione. Si comincia all’insegna dell’hard rock con la notevole Taste in men, cupa ed ossessiva, seguita a ruota dall’elettrica e rapidissima Days before you came, dove il timbro così particolare di Molko resta sul melodico creando una spiazzante dicotomia con l’incalzante ritmo di sottofondo. Tra gli esperimenti più contaminazionisti dell’album va segnalato il gioco di rimando con l’hip hop da protesta urbana in Spite & Malice o le citazioni elettroniche presenti in Black-eyed. I Placebo si dimostrano nel complesso una band dotata di limpido talento creativo: si rivela un un pregio anche l’ambigua ‘stranezza’ della voce di Brian Molko, che cattura ed intriga progressivamente, con l’insostenibile delicatezza di Passive aggressive, l’ipnotica visionarietà di Slave to the wage o infine una ballata a pronta presa come Narcoleptic.

pezzo a cura di Paolo Boschi ©
anno 2000

L E . C A N Z O N I

1. taste in men
2. days before you came
3. special k
4. spite & malice
5. passive aggressive
6. black-eyed
7. blue american
8. slave to the wage
9. commercial for levi
10. haemoglobin
11. narcoleptic
12. peeping tom

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Un'altra mail. Completa, personale. Molto felice di esporvi ora una bella discografia consigliata da Giada con tutte recensioni sue. Ringrazio col cuore di questo regalo.

VERDENA
[ verdena ]

Lacrime in musica. Paranoie tra le note. Ogni parola scritta da questo ragazzo taciturno, Alberto, è tatuata eternamente nella mia mente, ed ogni mese, ogni anno che passa fa più male per la valanga di ricordi ad essa legati. Queste 12 canzoni, perfetta fusione tra grunge, rock e psichedelia, sono molto più che semplice musica: sono lo schianto vitreo di ogni mio sogno infranto. Quante volte mi sono addormentata ascoltandole, sognando a mia volta, piangendo, prigionera di sensazioni molto più grandi di me. Nel '99 ero ancora una bambina quando acquistai, spinta dal nome del gruppo e dallo strano effetto visivo della copertina, questo splendido cd. Per me fu una scoperta tremendamente sconvolgente, che cambiò per sempre la mia visione della musica e della vita. Io sono la Bambina in Nero, io sono Sharon: queste canzoni sono lo specchio della mia anima. Quante poesie scritte ascoltandole, quante pagine di sofferenze, delusioni, gioie effimere; ma soprattutto il racconto che inaugurò le mie aspirazioni lettararie: Dentro Sharon, il più sentito, il più vissuto, il più sofferto. Grazie Alberto, grazie Luca, grazie Roberta.

L E . C A N Z O N I

1. Ovunque
2. Valvonauta
3. Pixel
4. L'infinita gioia di Henry Bahus
5. Vera
6. Dentro Sharon
7. Caramelpop
8. Ultranoia
9. Zoe
10. Bambina in Nero
11. Eyeliner

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SHANDON
[ punkbillyskacore ]

Oh, ecco uno dei pochi cd che sanno farmi dimenticare per qualche attimo tristezza, depressioni e quegli incubi che non aspettano altro che i miei momenti di debolezza per colpirmi sempre più forte alle spalle. Puri ricordi in musica, questa raccolta degli Shandon, a mio modesto (sì, realmente modesto) parere i migliori esponenti dello ska-core italiano. Ricordi di un breve periodo di felicità assoluta. Un periodo felice appena conclusosi, che non mi ha lasciato in bocca il solito sapore amaro, ma forse troppi ricordi, che fanno male per la loro pura bellezza. Una storia con un ragazzo splendido, A., che molto mi avrebbe potuto dare, conclusasi troppo presto. Ricordi... Una festa un po'pazzerella... la conoscenza di E., una persona che che non potrò mai scordare, colui che dilania il mio cuore... Ricordo soprattutto una bellissima manifestazione (1 ottobre 2002-venezia), conclusasi con uno stupendo concerto, proprio dei grandi Shandon. Sapore di lunghissimi baci in giornate di sole. La luce che per un po'si era affacciata nella mia vita. La mia mente così leggera. La mia anima che rideva! Ed ora, questo sole è scomparso.. e fatica ad uscire, le nubi sono troppo spesse.. Eppure so ancora sognare... e questa colonna sonora di attimi felici non mi fa troppo male... anzi, a volte è l'oppio che mi fa tornare per qualche attimo a quelle giornate piene di sole, appena concluse eppure che hanno già il sapore di memorie arcane... tornerà mai il sole? Io lo cerco... e queste 50 canzoni (troppe per riportare l'intera track-list!), 2 demo piuttosto grezzi (forse per questo i miei preferiti..i più veri..), più gli album shandon e l'ultimo skamobile, mi aiutano a fare un po'di luce in queste tenebre, queste tenebre che non voglio più, mi sono persa, ma riuscirò ad uscirne! Alcune canzoni in ordine sparso: Light, Violenza, Shandon, Rasta Tribes, What I want?, Slave of time, It's alright, Deception, Paranoid (la versione ska della nota canzone dei black sabbath...presa in giro o tributo?tutti e due, ma più il primo forse..), Questosichiamaska, L'informazione, Sweet dirty girl, Anni e parole..

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LOS FASTIDIOS
[ guardo avanti ]

Il risvolto della medaglia. Un po'la mia continuazione psicologica delle mie precedenti euforie shandoniane. Sono io, tra queste canzoni, che torno a casa troppo stanca da una manifestazione, gli occhi rossi a causa, stavolta, dei lacrimogeni. Sono io, i miei anfibi che battono pesanti sulla strada, lo zaino che pesa troppo, i miei sogni buttati nel cesso, che riemergono con fatica. Io, infine, che mi rialzo, che ancora lotto, che non dimentico, che non perdono. Io nè vincente nè sconfitta, ma viva. La necessità mia e di quelli come me di guardare avanti. Avanti, come la vita che scorre, imperterrita. Un mondo in sfacelo, mille pugni alzati al cielo, la mia voce che dev'essere di nuovo forte, basta lacrime. Io che devo lottare. Non sono sola. Ci sarà una mano che mi rialza. Penso che quei mille pugni al cielo un po' lo siano, almeno un po', anche per me. Questo è il mio mondo, il mondo che amo, il mondo che voglio. Guardo avanti, e quando i miei occhi sono troppo stanchi, ci sarà sempre una serata Birra, oi! e divertimento a consolarmi. I Los Fastidios, mitico nome dell'Oi! Italiano, non mi hanno deluso neanche stavolta. Nè mai mi deluderanno. Stay rude, stay rebel.

L E . C A N Z O N I

1. amici
2. cuba libre
3. rabbia dentro il cuore
4. dal basso
5. animal liberation
6. rock'n'riot
7. last night another soldier
8. guarda avanti
9. hate G8
10. gente come noi
11. birra, oi! e divertimento
12. friends

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NIRVANA
[ in utero ]

Non potevo non menzionare la mia droga preferita, i Nirvana. Un gruppo che è storia. Un paio di generazione, e tante ancora a venire, che hanno identificato nelle parole di Kurt (il mio angioletto:***) i loro sogni, le loro depressioni, le loro paranoie... Ogni canzone scritta da Kurt trasuda di spirito adolescenziale. Sofferenza, sì, anche stavolta, ma una sofferenza dolce, oppiacea. Lacrime involontarie, tenere, nell'ascoltare questo splendido album, quello più profondo, più intenso, più oscuro forse... il mio preferito. Ascoltandolo la mia mente fluttua lontana, quasi a captare la stessa sofferenza, le stesse emozioni di Kurt, le stesse emozioni di chiunque si sia riconosciuto in queste splendide melodie, in queste parole, verità urlata.. La colonna sonora della mia vita, che mi sa infondere una calma pazzesca, come darmi speranza.. speranza folle... risate tra la lacrime.. mi restano pochi sogni... la mia demenza li racchiude... Sono ossessionata dall'immagine della copertina (disegnata da Kurt..).. nell'ascoltare la voce del mio angelo dannato mi ritrovo nuda, senza pudori, senza vergogne.. Sono solo io... io così sbagliata.. in posizione fetale, che mi succhio il dito.. ecco il mio oppio....

L E . C A N Z O N I

1. serve the servants
2. scentless apprentice
3. heart shaped box
4. rape me
5. frances farmer will have revenge on Seattle
6. dumb
7. very ape
8. milk it
9. pennyroyal tea
10. radio friendly unit shifter
11. tourette's
12. all apologies
13. gallons of rubbing alcohol trough the strip

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SILVERCHAIR
[ neon ballroom ]

L'affascinante Daniel Johns ha scritto praticamente tutto quest'album da solo, tappato in casa, per uscire da un periodo di grande crisi e depressione che l'avevano portato anche all'anoressia, palese male dell'anima. "Avevo dei problemi d'ansia davvero brutti, quindi ho fatto tutto quest'album cercando di purificare il più possibile la mia anima."ha confessato. Un po'come la piccola Lacrima, che davanti al pc o a un foglio di carta tenta di ripulire dalla sofferenza il sozzo angelo che tanto tempo fa le si è annidato dentro... Questi testi, inizialmente pensati come poesie, sono carichi di un'emotività pazzesca. Non è grunge puro, ma cosa importa? E'una perfetta fusione di suoni ossessivi e melodici, momenti di ribellione psicologica e momenti di romantico abbandono. Mi perdo tra queste parole, tra queste sonorità, in balìa di sensazioni troppo grandi per me... mi perdo, e mi sento tanto piccina, eppure allo stesso tempo motivata, rinata nell'ascoltare questo lavoro a dir poco unico. Dalla splendida ballad elettronica Ana's Song alla maestosa Emotion Sickness, il mio cuore è in subbuglio, vagante tra questo concentrato psicologico di Soundgarden, RATM, Nirvana, filtrato attraverso la personalissima, splendida visione di Daniel Johns: musica come terapia, musica come guarigione.

L E . C A N Z O N I

1. emotion sickness
2. anthem for the year 2000
3. ana's song
4. spawn again
5. miss you love
6. dearest helpless
7. do you feel the same
8. back tangled heart
9. point of view
10. satin sheets
11. steam will rise

pezzi a cura di Giada ©
VERDENA - SHANDON - LOS FASTIDIOS -
NIRVANA - SILVERCHAIR -

anno 2002

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Una serata in compagnia, una ragazza che ti fa domande sui tuoi gusti musicali e tu che non sai mai che dire perchè hai una tale confusione! E allora lei che ti consiglia ed io che eseguo, prontamente.

LACUNA COIL
[ in a reverie ]

Oltre agli Aborym un' altra sorpresa tutta italiana sono i Lacuna Coil, autori di un gothic metal ormai indipendente dalle origini del genere legate al doom. Dopo l' E.P. pubblicato l' anno scorso la band si ripresenta sulle scene con un disco maturo e ben congeniato, che non mancherà di entusiasmare i seguaci del genere ma anche chi segue altri tipi di metal grazie ad un impatto ricco di feeling e decisamente easy listening. Benché i miei ascolti si orientino solitamente su campi più estremi della proposta musicale del combo italico, non posso negare di essere stato subito rapito dalla voce di Cristina Scabbia, bravissima cantante, dalla tonalità suadenti e passionali, e dalle efficacissime melodie dei brani, adagiate su riff essenziali, interrotti di tanto in tanto da arpeggi in linea con le atmosfere romantiche delle canzoni. Di ottima qualità anche i soventi interventi vocali del singer Andrea Ferro che arricchiscono i componimenti di un tocco di aggressività necessaria a non rendere troppo mielosi i vari episodi dell' album ( e quindi a non annoiare l' ascoltatore ). Fra tutti i pezzi mi hanno colpito in modo particolare l' opener "Circle", la giusta presentazione del gruppo per il nuovo ascoltatore e la finale "Falling again", ove compare anche una drum machine dal suono ovattato, adatto a sottolineare il particolare sound della band. Promossi quindi a pieni voti i Lacuna Coil dei quali consiglio a tutti l' acquisto del cd. Voglio concludere la recensione invitando i lettori a interessarsi alla scena gothic/dark italiana e non, vi sono gruppi come gli Ataraxia o i Camerata Mediolanense che seppur stilisticamente lontani dai Lacuna Coil rappresentano la punta del movimento italiano ed europeo.

pezzo a cura di Gandalf ©
anno 2000

L E . C A N Z O N I

1. circle
2. stately lover
3. honeymoon suite
4. my wings
5. to myself & turned
6. cold
7. reverie
8. veins of glass
9. falling again

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Fotografie su un sito web, affascinanti. Un'amica che sostiene che la sua musica è davvero carismatica, strana, bella da ascoltare. Io che tentenno perchè non mi ha mai convinta quella strana faccia. Ma mi decido e acquisto a prezzo scontato.

BJORK
[ debut ]

Il primo disco la consacra gia' come star, capace di mettere d'accordo pubblico delle discoteche e critica, gli amanti del rock indipendente (che ascoltassero gia' gli Sugarcubes o meno) con coloro che ne parlavano come di una rivelazione ignorando la sua carriera precedente. Brani come "Human Behaviour" o "Venus as a Boy" trionfano nelle classifiche, sulle piste e sulle emittenti di videomusica di tutto il mondo. Bjork sbanca con un'accoppiata vincente tra i ritmi trance dei club e le sue melodie insolite e cantabili allo stesso tempo. Insieme, elementi etnici che qua e la' ricordano Peter Gabriel o Laurie Anderson, un pizzico di musical hollywoodiano, e una grande varieta' di arrangiamenti e di strumenti chiamati a colorare ogni brano. Un magma di elementi ordinato pero' lungo una rigorosa rotta stilistica, che l'islandese porta avanti senza farsi sviare, evitando con successo i rischi di un eclettismo dispersivo. Questo e' il disco grazie al quale Bjork conquista il suo pubblico; gli altri lo manterranno, ma e' qui che getta le fondamenta del suo stile, che nasce e si definisce cos'e' "Bjork". Di "Human Behaviour", sorta di marcia militare eterea si e' detto: e' uno dei classici del disco e della sua intera carriera. Segue la solare "Crying", poi l'altra hit "Venus as a Boy", un reggae al contempo arioso e stordito. In "There's more to life than this" ascoltiamo, oltre ai ritmi, anche i rumori di una discoteca (e del suo bagno, secondo il sottotitolo registrati in loco); nel testo un uomo propone una fuga ad una donna dicendole "nella vita c'e' piu' di questo", appunto, piu' della discoteca (come nella musica di Bjork, d'altronde). Pausa con la bella "Like someone in love", per arpa e voce, poi il ritmo riparte con "Big Time Sensuality", e il suo organo Hammond. "One Day" e' piu' calma e ipnotica, un funk lento e rarefatto. Il momento rilassato prosegue con "Aeroplane", con i suoi inserti di fiati dissonanti e le percussioni che descrivono un tempo di beguine. Andamento morbido e sognante anche per "Come to me", house sinuosa in punta di bacchette con i consueti archi a guidare. "Violently Happy" parte lentamente, poi cresce verso un techno-funky definito da un tappeto di percussioni, da un basso presente e da tastiere tra i Simple Minds e la disco anni 80. I fiati dissonanti ritornano in "The Anchor Song" come unico accompagnamento della voce di Bjork che vaga su una "unchained melody". Chiude questo splendido "debutto" un altro successo e uno dei suoi brani migliori, ovvero "Play Dead", maestosa e sinuosa, appropriata conclusione di un grande disco.

pezzo a cura di Giulio Pasquali ©
anno 2000

L E . C A N Z O N I

1. human behaviour
2. crying
3. venus as a boy
4. there's more to life than this
5. like someone in love
6. big time sensuality
7. one day
8. aeroplane
9. come to me
10. violenty happy
11. the anchor song
12. play dead

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Qualcuno vuol suggerire qualcosa di differente. Soliti schemi, solita quotidianità. A volte la musica diventa anche ripetitiva ma la persona che mi ha mandato questa recensione e questo consiglio ha voluto dare una "botta di vita" a questa pagina nera. Grazie Elyn.

ARVO PART
[ frates ]

Nato nel 1935 a Paide, presso Tallinn (Estonia), dopo aver intrapreso studi di pianoforte e teoria della musica all'età di 7 anni ed aver iniziato la frequenza di corsi statali di musica nel '54, si è iscritto nel '57 al Conservatorio di musica di Tallinn, studiando con Heino Eller, allievo di Glazunov e chioccia di un'intera generazione di compositori estoni. Formatosi sotto l'influenza di S. Prokof'ev e D. Shostakovic, si interessa in seguito alle tecniche seriali ed elettroniche, che affina in qualità di tecnico del suono presso la Radio Estone. Negli anni '60, Part impiega una tecnica compositiva affine al "collage", facendo uso di materiali derivati dal passato musicale, anche lontano; acquista ampia notorietà con Solfeggio (1964, per coro e quart.), Collage sur BACH (1964, per ob.,clav.,pf. e orch.), Sinfonia n°2 (1964) e il Credo (1968, dilatazione del I° preludio del clavicembalo ben temperato di J.S.Bach) che suscitò "l'esilio" della sua musica dal regime sovietico. La mancanza di un'autentica congenialità con quel linguaggio causò in lui una crisi dalla quale sarebbe uscito solo nel 1977 con Tabula rasa per 2 violini, pianoforte preparato e archi; nasce una nuova procedura di composizione definita "tinitinnabulum" (dal latino "campanelli"), tecnica che sfrutta l'intrinseca relazione ritmica e sillabica tra parola e musica: "…ho scoperto già da tempo che anche un solo suono può bastare…" In quegli anni di silenzio, attraverso la meditazione del canto gregoriano e della musica antica, Part riuscì a mettere a fuoco le premesse della sua nuova poetica. Si persuase infatti che la semplice monodia era in grado di esprimere una gamma infinita di vibrazioni interiori e che, grazie a tale nuova semplicità, l'uomo contemporaneo avrebbe potuto ritrovare il suo Io. Nello stesso anno (1977) scrisse Fratres, un componimento orchestrale che , su richiesta del violinista G. Kremer, fu trascritto per violino e pianoforte e presentato al festival di Salisburgo. Del 1977 sono anche altre opere significative: Missa , Cantate Domino, Cantus in memoriam Benjamin Britten. La musica di Part somiglia quasi ad una grande preghiera, composta da un andamento solenne e da armonie arcaiche; interessata a parlare dell'uomo e di Dio con semplicità, la sua scrittura contribuisce a definire la vocalità e la religiosità contemporanee; il risultato di un'immagine sonora che si sviluppa, ma che rimane, per assurdo, ferma nel tempo, anzi fuori dal tempo…somiglia molto alle icone cristiane della Russia ortodossa, variazioni e sviluppi di un'immagine sacra la cui essenza si trova, appunto, fuori dal tempo dell'uomo.

Pezzo a cura di Andrea De Paolo ©

L E . C A N Z O N I

1. fratres ( for strings and percussion)
2. fratres ( for violin strings and percussion)
3. cantus in Memory of Benjamin Britten ( for strings and one bell)
4. fratres ( for wind acetet and percussion)
5. fratres ( for eight cellos)
6. summa ( for strings)
7. fratres ( for string quartet)
8. festina lente (for strings and harp ad libitum)
9. fratres ( for cello and piano)

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Altra mail e altre recensioni... sempre di Giada. Sono felice di come una sola persona sia "fedele" alla musica e di come torni sempre a regalarci emozioni in note. Ringrazio ancora Giada per questi due consigli.

TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI
[ le origini ]

La nuova fatica discografica di Toffolo e compagni è assolutamente sorprendente. Non conoscevo molto questo gruppo del quale possedevo solo un cd, ho acquistato questa raccolta per pura curiosità, trovandola semplicemente magnetica per la mia anima. "Le origini", nome perfetto per un cd che raccoglie registrazioni private incise tra il 1994 e il 1997, testimonianze di una figura carismatica come Davide Toffolo ai primissimi esordi, e di un geniale progetto che coniuga intelligenza, un pizzico di follia ed enorme creatività ancora in fase embrionale. Non vi è politica nel senso stretto della parola, ma una visione malinconica, sognantrice e ribelle del mondo, filtrato attraverso gli occhi di giovanissimi sognatori nella noia logorante di una cittadina di provincia, Pordenone, che assurge comunque a rappresentanza di un'intera generazione di adolescenti di provincia capaci di sorridere, amare ed arrabbiarsi, con una coscienza di fondo che purtroppo il mondo infine non cambierà mai. Io sono stata la prima a riconoscermi in queste canzoni indimenticabili, in questo periodo non triste ma tanto apatico mi ritrovo spessissimo ad ascoltare questo cd nella mia camera, tra incensi, volantini "sovversivi" e abiti sparsi per la stanza, e quindi a disperdermi nelle parole di Toffolo e nelle melodie stupende della canzoni(punk-rock? rock? indie? difficile e sbagliato etichettare un progetto quale i T.A.R.M). Questa raccolta non è un'operazione musicale per aumentare la notorietà del gruppo, ma bensì un regalo indispensabile per capire a fondo le origini dei T.A.R.M., per immedesimarsi in un progetto che sprizza genuinità e spontaneità da tutti i pori, per scoprire un gruppo sempre sorprendente in tutta la sua adolescenziale freschezza, per capire che le necessità, i sogni, le tristezze dei giovani non cambiano nè muiono con gli anni. "Candida l'ottimista", "dipendo da te", "quindici anni già" e molte altre composizioni: semplici soffi di vento e di sogni, nell'incredibile spettacolo della Vita e della Morte.

L E . C A N Z O N I

1. candida l'ottimista
2. karaoke
3. la qualità
4. una cosa speciale
5. 1994
6. come mi vuoi
7. guerra civile
8. holliwood come roma
9. quindici anni già
10. mai come voi
11. mondo naif
12. rock&roll dell'idiota
13. batteri
14. fortunello
15. dinamite
16. dipendo da te
17. il ritorno dei ragazzi morti
18. mr. miracolo
19. comica
20. alice in città
21. si parte
22. tutto nuovo
23. sono morto
24. batteri+dipendo da te

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ATARASSIA GROP
[ l'involuzione della specie ]

Impossibile per me non citare un gruppo come gli Atarassia Grop, nato nel 1993 con un preciso motivo che accomuna tantissimi gruppi di giovani ribelli: esprimere suonando il loro modo di comportarsi crescendo, la loro rabbia e la voglia di esplicitare in musica i loro sentimenti. Durante gli anni il gruppo ha affiancato al punk-rock delle origini sonorità più etniche ritrovabili anche negli splendidi testi dello stupendo Filippo Andreani, che esprimono tutto il suo utopistico desiderio di un mondo multietnico e multirazziale dove vi siano meno ingiustizie. Ed è con questo cd che a parer mio la band da il meglio: testi graffianti oppure malinconici e romantici, intrisi di una rabbia amara che però sa far fruttare piccoli capolavori punk come questo. Non credo di dover dire altro, non vi sono parole per esprimere la commozione che provo ascoltando questo lavoro specchio gemello della mia anima, in cui ritrovo realmente le mia paure, i miei desideri ma soprattutto le mie sconfitte, in un turbine di sensazioni arcane e dolorose. Complimenti ragazzi, complimenti compagni: ascoltando questo cd posso veramente dire di sentirmi assai meno sola. Voglio solo citare qualche frase di alcune canzoni che risuoneranno sempre nella mia mente: "La mia vita è una coperta che ti lascia fuori i piedi/un bicchiere mezzo vuoto e un continuo "adesso cedi"/e una camera d'albergo che mi è stata regalata/da chi vuol essere mio padre però non mi vuole in casa/una birra senz'alcool, una foglia in autunno/una trappola per topi, un'ora lunga un anno..." "Ci vuol vent'anni per capire la vita/un secondo per capire che è finita/si chiudon gli occhi come porte/sbattute in faccia a giorni.../ci rimarranno sogni./ Mi fermo a pensare dietro ad un bicchiere vuoto/quale senso possa avere/nascere-obbedire-lavorare-morire/ora più che mai mi sembra inutile...

L E . C A N Z O N I

1. dammi una mano
2. novembre '43
3. mr Brown
4. romantica
5. senzacuore
6. non mi fermerete mai
7. appunti di un potenziale suicida
8. stelle in dissolvenza
9. verso Marte
10. terra e libertà
11. sogni che..
12. dentro al vento

pezzi a cura di Giada ©
TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI - ATARASSIA GROP
anno 2002


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