[ s t r e g a n e r a . n e t ] ___ v.9.0

Incollata allo schermo, non riuscivo a staccare gli occhi da quel susseguirsi di immagini, a volte senza un vero filo logico ma così affascinanti, così meravigliosamente vera lei, una favola dark che mi ha rapito...così la musica che l'accompagnava...

YANN TIERSEN
[ Amelie from Montmartre ]

Suoni barocchi contemporanei, valzer, musette, beguine, sound degli anni Trenta e soprattutto tanto fascino, per una colonna sonora tanto geniale, quanto, allo stesso tempo, fuori e dentro il tempo. Lo stile di Yann Tiersen si esalta in questo Amelie From Montmartre che illustra a meraviglia e dà forza alle atmosfere di Le Fabuleux destin d'Amélie Poulain, il film rivelazione di Jean-Pierre Jeunet. Lo stile pianistico classico ed elegante, le invenzioni di Tiersen che, quasi contemporaneamente ha fatto uscire anche un altro ottimo Cd ( L'absente), sembra finalmente aver conquistato meritatamente l'attenzione del pubblico europeo, che sta tributando l'accoglienza che merita a questa fantastica colonna sonora. Merito di un gusto sopraffino, che il compositore di Brest inserisce indelebilmente in ogni composizione. Atmosfere mutanti, che passano idealmente dai vituosismi alla Michael Nyman, alla calda malinconia di Nino Rota, dai suoni del folk bretone (che profuma d'Irlanda), alla jazz musette dei bistrot parigini, passando per la musica crepuscolare delle composizioni di Wim Mertens. Il tutto, persino, nell'arco della stessa canzone. In realtà in questo Cd i paesaggi musicali (spesso senza bisogno di parole), si susseguono amabilmente, contrastano fra loro come le macchie di colore su una tela che, tutte insieme, danno luogo a un capolavoro. Ogni tanto, come dai ricordi, spunta fuori un valzer avvolgente. Non è una novità per questo polistrumentista bretone, classe 1970, che (non a caso) decise di titolare nel 1995 il suo primo "Le waltz des monsters". In ogni caso, nonostante sia uno sperimentatore, Tiersen da tempo ricerca nuove soluzioni nell'universo musicale tradizionale, prescindendo (se non idealmente) da tentazioni rock 'n' roll. Sia che suoni il piano, le percussioni, il violino, la fisarmonica, lo xilofono o uno strumento del giocattolo, Yann dà vita a note sobrie e riflessive, esprimendo un senso musicale davvero originale. Se ne sono accorti tanti registi, che hanno scelto Tiersen per le colonne sonore dei loro film.

pezzo a cura di Giovanni Ballerini ©
anno 2001

L E . C A N Z O N I

1. j'y suis jamais allé
2. les jours tristes (instrumental)
3. la valse d'amélie
4. comptine d'un autre été
5. la novée
6. l'autre valse d'Amélie
7. guilty
8. a quai
9. le moulin
10. pas si simple
11. la valse d'Amélie (orchestra version)
12. la valse des vieux os
13. la dispute
14. si tu n'étais pas là
15. soir de fete
16. la redécouverte
17. sur le fil
18. le banquet
19. la valse d'Amélie (piano version)
20. la valse des monstres

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Ho tutti e tre i cd ma questo mi fa particolarmente impazzire. Perchè? Mi perdo nella voce della cantante, mi inebrio di quesi suoni che solo la sua gola riesce a produrre. E la musica che l'accarezza riesce solo a rendere questi pezzi ancora più preziosi.

GARBAGE
[ garbage ]

Sono questi gli ingredienti di Garbage il loro album d’esordio del 1995 che conquista subito pubblico (oltre tre milioni di copie vendute) e critica, con le sue ballate torbide e i suoi hit da knock-out immediato: “Only happy when it rains”, con un ritornello orecchiabile che non lascia scampo, “Stupid girl”, con echi di disco-music stile Blondie, “Milk”, una ballata intensa e vellutata, “Queer”, un trip hop dalle atmosfere torbide, “Vow”, un carosello di effetti sonori disparati. Nato durante sessioni di registrazioni e remixing negli Smart Studios di Vig, nei quali lavorarono, oltre ai Nirvana, anche artisti del calibro di Depeche Mode, U2, Killdozer e molti altri, Garbage è un collage di sonorità sintetiche, una cascata di suoni e arrangiamenti, una sequenza continua di cambi di ritmo, tra rock, pop, techno, trip-hop, che si fondono in modo perfetto con i vocalizzi languidi e i testi aggressivi di Shirley Manson.

pezzo a cura di Claudio Fabretti ©

L E . C A N Z O N I

1. supervixen
2. queer
3. only happy when it rains
4. as heaven is wide
5. not my idea
6. a stroke of luck
7. vow
8. stupid girl
9. dog new tricks
10. my lover's box
11. fix me now
12. milk

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Quello che un cupo vedere può fare alla mente alle volte è inspiegabile ma carismatico, elettrizzante. Vederlo lì, tra gli altri cd mi ha commosso. Volevo sentirlo e farmi rapire dalla musicalità di questa voce sconosciuta. Ancora non so chi siano ma sono contenta che sia così.

AFTERHOURS
[ quello che non c'è ]

Nuovo lavoro firmato Afterhours, tre anni dopo “Non è per sempre”, silenzio interrotto dal celebrativo doppio live “Siam tre piccoli porcellin”; questa nuova opera è stata accompagnata anche da una breve ma fortunata (7.000 spettatori a Milano) tournée insieme ai Mercury rev, oltre che dalla consueta, per il gruppo milanese, serie di concerti per tutta la penisola. “Quello che non c’è” è il disco di un gruppo e di un artista, Manuel Agnelli, che cerca di (ri)trovare formule nuove e un rapporto differente con la musica da suonare e con il successo raggiunto e meritato grazie a dischi splendidi come “Germi” e “Hai paura del buio?”, e un altro forse sottovalutato come “Non è per sempre”; la separazione da Xabier Iriondo (d’altronde occupatissimo con i suoi A short apnea e Six minute war madness) ne è allo stesso tempo una conseguenza e ancor di più un fattore scatenante, Manuel Agnelli con tutta probabilità vuol riassaporare il gusto di suonare senza dover dimostrare niente e senza il peso di un capolavoro come “Hai paura del buio?” alle spalle, o del pop cantato da tutta la platea di tanti fortunatissimi concerti. Questo ce lo dice non solo l’ascolto di “Quello che non c’è” ma ci viene confermato dal fatto che gli autori dei brani per la prima volta sono, in 7 brani su 9, tutti i componenti del gruppo, a dimostrazione di una volontà di trovare un’ispirazione dal suonare insieme e di una ricerca di unità umana oltre che artistica.

pezzo a cura di Alessio Gambaro ©
anno 2002

L E . C A N Z O N I

1. quello che non c'è
2. bye bye bombay
3. sulle labbra
4. varanasi baby
5. non sono immaginario
6. la gente sta male
7. bungee jumping
8. ritorno a casa
9. il mio ruolo

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Ricordavo una canzone sul sito di una ragazza. Volevo risentirla e ho chiesto il titolo via SMS. Ho comprato il cd che la conteneva solo per poterla riascoltare. Ma mettendo questa musica mi sono innamorata di tutte le canzoni, senza esclusioni. Vi innamorerete anche voi, se non le conoscete... fidatevi.

TRISTANIA
[ world of glass ]

Da una band attiva da otto anni, con alle spalle un esordio considerevole, che si è fatto notare per le sue sonorità melodrammatiche e alquanto decadenti, ci aspettavamo un terzo full lenght altrettanto complesso, che avrebbe prolungato il sentiero musicale fino ad ora tracciato. Insomma, un album degno del nome Tristania. Invece “World of Glass” ha destato qualche incertezza. Le singole tracce sono valevoli e ben strutturate, ma nell’eclettico e composito album si fondono troppi elementi eterogenei. Si passa dal gothic al black/death metal, fino ad un azzardato industrial. I Tristania non hanno mai accettato i canoni e le categorie, e non si sono mai imposti dei limiti nel comporre musica e nel genere le evoluzioni stilistiche sono consentite, ma del vecchio sound “tristaniano” resta solo la diafana ma stentorea timbrica della celestiale Vibeke. Inoltre, in quest’album sono state aggiunte altre voci maschili e, dopo “Beyond the Veil”, il vecchio singer Morten Veland ha lasciato il gruppo per far posto a Ronny Thorsen dei “Trail of Tears”, Osten Bergoy e Jan Kenneth Barkved. Altro ospite d’eccezione è il violinista Pete Johansen dei “The Scarr”. In ogni caso, anche se “World of Glass” non è convincente, dopo aver firmato per la Napalm Records i Tristania si sono meritati il successo che li vede impegnati come headliner in importanti festival europei, supportati da Tiamat, Anathema, Rotting Christ e altri.

pezzo a cura di Ivana Calò ©
anno 2001

L E . C A N Z O N I

1. the Shining Path
2. wormwood
3.tender Trip on Earth
4. lost
5. deadlocked
6. selling Out
7. hatred Grows
8. world of Glass
9. crushed Dreams

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Non potevo non comprare l'ultimo di questa Divina Creatura. Li ho tutti. Ho notato una cosa! Ogni primo ascolto mi delude, non mi convince. Ma quando lo risento, a distanza di un pò di tempo, mi innamoro sempre di più della eccezionale dote canora di quest'artista.

CARMEN CONSOLI
[ l'eccezione ]

Questo cd è stato per me un'eccezione alla regola, la conferma che Carmen può veramente fare di tutto, senza scadere nel banale, finanche a sporgersi nel "leggero" del suo precedente album, che rivelava delle "chicche" notevoli. Amo Carmen senza remore e senza confini, ma questo disco è maturo, pieno di riflessioni e d'incanti che non lasciano spazio al dubbio. Spaziare senza impedimenti dalla bossa nova a ritmi allegri e scanzonati, che ricordano "In bianco e nero"; distogliere lo sguardo per un secondo e abbandonarsi alla poesia pura, in picchi di alta liricità come la title-track, per me una delle migliori in assoluto, e "Moderato in re minore"; echeggiare al suo amato dialetto siciliano, accompagnato da ritmi assolutamente moderni ed insoliti; ed i testi, mai banali e sempre forti, nel senso reale del termine. Nonostante la mancanza totale di quelle schitarrate che hanno da sempre definito Carmen come "la rockeuse italiana", credo che questo disco non faccia rimpiangere niente, ma porti in auge una nuova Carmen, più matura e disillusa. Grande come sempre.

Pezzo a cura di Viviana Noce ©
anno 2002

L E . C A N Z O N I

1. pioggia d'aprile
2. l'eccezione
3. mulini a vento
4. fiori d'arancio
5. matilde odiava i gatti
6. uva acerba
7. moderato in re minore
8. masino
9. l'alleanza
10. venti del nord
11. eppur si muove
12. carmen

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La mail arriva da Kyra ed è completa, senza sfronzoli, diretta. Ci propone un cd a molti ormai noto, anche alla sottoscritta ma senz'altro di ottimo gusto (musicale). Ed io lo rigiro a voi, ringraziando sempre chi dedica la musica su streganera.net.

KORN
[ korn ]

L'album che ha cambiato la storia del crossover. L'album che, con la sua sconvolgente genuinità, la crudezza dei testi, la sofferenza lasciata maliziosamente trasparire da ogni gemito, urlo, o melodioso ritornello, ha sconvolto i moralisti di turno, le menti bigotte di una società perbenista e così dannatamente ipocrita. Ma soprattutto: l'album che ha cambiato la mia vita. Un disco da vivere intensamente: in ogni attimo di esso trasudano una quantità narcotizzante di emotività, un fiume inarrestabile di dolore e rancori repressi da un eccezionale Jonathan Davis. Ogni singola canzone è un autentico capolavoro: dalla confusione di "Blind", la frustrazione di "Ball Tongue", alla rabbia di un amore brutalmente ucciso di "Need to", il velato sadismo di "Divine", la noia esasperante di "Predictable", la perdita di controllo causata dalla droga in "Helmet In The Bush". "Clown", "Fake", "Lies"; tre indescrivibili pezzi, così tragicamente veri, meravigliosamente espressi da urla disperate, testi sconcertanti: la falsità di un mondo espressa su musica, parole, pianto. Un'infanzia violata, soppressa sul nascere, "Shoots and Ladders". Un'adolescenza incompresa, "Faget". Lo stupro della carne, la violenza emotiva. Splendida, struggente: "Daddy". Quando ogni parola, ogni lacrima, ogni respiro, reso musica, sono dettati puramente dal cuore...

Pezzo a cura di Kyra ©
anno 2002

L E . C A N Z O N I

1. Blind
2. Ball Tongue
3. Need To
4. Clown
5. Divine
6. Faget
7. Shoot and Ladders
8. Predictable
9. Fake
10. Lies
11. Helmet in the Bush
12. Daddy

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Incuriosita dal fatto che un ex-tristania appartenesse a questo gruppo a me sconosciuto. Dato che ero rimasta impressionata da "world of glass" come potevo non provare anche questo cd? Risultato? Buono, direi.

SIRENIA
[ at sixes and sevens ]

Nuovo progetto per Morten Veland, voce, chitarra e principale compositore già dei Tristania, coadiuvato dai fidi K.G e H.V., a cui vanno aggiunti una serie di ospiti, che prende il nome di Sirenia (un monicker secondo il mio modesto parere splendido). Ma andiamo con ordine: i Sirenia si muovono su sonorità che rientrano in quella che viene definita la scena Goth/Metal/Rock, anche se la vena Metal, a volte vestita da prog, è la più evidente. Le song presenti nel platter hanno una durata mediamente verso quasi i 6 minuti, veramente troppi ed il songwriting non è sempre convincente, in quanto i molti cambi di tempo e di atmosfere non riescono a dare alle song quell’amalgama, quella pasta di cui avrebbero bisogno, tranne forse in ‘Lethargica’ e ‘a Shadow Of Your Own Self’ che potrebbero ergersi a singolo, in quanto rappresentano le songs più convincenti del lotto…Comunque la trade union di tutto l’album è che non basta un pianoforte ed una tastiera per produrre ottime song in Goth Style…anche se devo dire che sono presenti parecchie chicche sull’album…mi spiego: innanzitutto l’idea di utilizzare tre tipologie d’approccio vocale…ovvero una voce pulita, una più “lirica” ed una di derivazione Black, in grado di impreziosire il lavoro con ottimi screams o growl, la presenza della voce femminile della cantante francese Fabienne Gondamin (di cui sentiremo parlare forse ancora in futuro), che dona un velo di dolcezza all’album (che ripeto, suona Metal…la produzione è una produzione Metal), la presenza di un coro professionista francese, la presenza del violino suonato da Pete Johansen (già con The Sins Of Thy Beloved e The Scarr),e l’aiuto vocale di Jan Kenneth Barkved, direttamente dalla band Electro Dark, Elusive. Alla fine posso dirvi che forse la pecca più grande di questo platter è stata l’incapacità di unire le tante (e ottime) idee che sono state musicate dal combo proveniente da Stavanger, con il risultato di divenire un po’ troppo dispersivo.

Pezzo a cura di Massimo Pirazzoli ©
anno 2002

L E . C A N Z O N I

1. meridian
2. sister nightfall
3. on the wane
4. in a manica
5. at sixes and sevens
6. lethargica
7. manic aeon
8. a shadow of your own
9. in a sumerian haze

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Transilvania, quasi un anno fa. Seduta con degli amici a consumare una birra. Sul televisore in alto scorreva un video. La voce. La musica. La bellezza. Tutto dannatamente affascinante. Il giorno dopo ho comprato questo cd. Niente male.

THEATRE OF TRAGEDY
[ musique ]

Devo ammettere di essere rimasto a dir poco sbigottito dall'ascolto: anche se diverse voci di corridoio avevano preannunciato dei grossi cambiamenti, sicuramente non pensavo che i Theatre of Tragedy avrebbero mutato così tanto la forma e la sostanza della loro musica! Pochissime altre volte mi era capitata davanti una band capace di mutare aspetto, sonorità, testi e capacità interpretative in maniera tanto drastica, senza il benchè minimo preavviso: in effetti, gli unici due elementi che permettono di riconoscere questo "Musique" come un lavoro dei gotici Theatre of Tragedy sono il monicker stampato in bella mostra sulla copertina e la voce celestiale e suadente di Liv Kristine Espenaes, la voce angelica del gothic per antonomasia. Anzi, mi permetto di osservare che "Musique" ed il precedente (tra l'altro bellissimo) "Aégis" si pongono su piani perfettamenta antitetici sia per impostazione musicale che concettuale. Se infatti "Aégis" richiamava determinate millenarie tradizioni della cultura greca mediante l'uso di un linguaggio elegante e raffinato e di un gothic sopraffino e vellutato, questo "Musique" affronta delle tematiche moderniste ed attuali espresse mediante un abbondante e caustico uso dell'elettronica; l'unica cosa che fortunatamente è rimasta immutata è il grande valore artistico del gruppo norvegese. Innanzitutto bisogna sgombrare la mente da alcuni preconcetti: per quanto già altri acts della scena gothic abbiano mostrato nei loro lavori un amore per le sonorità sintetiche (basti pensare ai Paradise Lost od ai Moonspell di "Sin/Pecado") l'uso che i Theatre of Tragedy fanno dell'elettronica è ben più radicale e duro, quasi prevaricatore, freddo e disumano. Insomma, più che i Depeche Mode la band norvegese si rifà a band come i mitici Kraftwerk e, in una certa misura, anche a determinate bands della moderna scena industrial (NIN su tutti). Ovviamente un simile cambiamento si riflette anche nell'interpretazione della band, ed in particolare dei due vocalist. Mentre da un lato Raymond ha completamente abbandonato il growling death metal degli esordi ritrovando una certa asprezza mediante il pesante uso di filtri ed effetti vocali assortiti, dall'altro lato l'angelica Liv Kristine ha mutato drasticamente impostazione vocale, abbandonando l'austera raffinatezza di brani come "Lorelei" o "Aoede" in favore di un'interpretazione più disinvolta e dinamica. Basti ascoltare la title track per rendersi conto dell'abisso che separa i Theatre of Tragedy di "Musique" da quelli precedenti, o ascoltare episodi metal ("City of Light" ad esempio) alternati ad altri maggiormente spostati verso il rock come "Commute", un altro brano che mostra appieno il nuovo volto della band. Certo, non mancano i richiami al passato della band (la melodia della bellissima "Retrospect", ad esempio, potrebbe essere venuta fuori dalle working sessions di "Aégis"), ma il disco è comunque permeato da un grandissimo senso di libertà e voglia di osare, ottenendo un risultato stupefacente. Io consiglio a tutti, anche a coloro che inorridiscono di fronte alla parola tecnologia, di dare un ascolto; un simile coraggio va sicuramente premiato.

Pezzo a cura di Fulvio Adile ©
anno 2000

L E . C A N Z O N I

1. machine
2. city of light
3. fragment
4. musique
5. commute
6. radio
7. image
8. crash/concrete
9. retrospect
10. reverie
11. hocmnyeckar
12. the new man (bonus track)

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Il mio preferito per eccellenza. Quando ho voglia di sognare anche se per nemmeno un'ora. Il film mi ha travolto e la musica che lo accompagnava non è stata di meno. Adoro queste canzoni, adoro quel che mi ricordano.

ANDREA GUERRA
[ le fate ignoranti ]

Ozpetek dipinge un coloratissimo ritratto di una Roma nascosta, "under- ground", ma vitalissima nella sua diversità. Margherita Buy vi entra col cuore gonfio di dolore e rabbia per quel marito morto e scoperto fedifrago. Ne uscirà finalmente emancipata da tutti quei vincoli che la trattenevano (e di cui rimane a testimonianza la presenza ossessiva della madre). Ne risulta una specie di "Tutto su mia madre" all'amatriciana, in cui il regista riprende da Almodovar l'equilibrio tra melodramma e commedia surreale. La Buy dà ulteriore prova della sua finezza, Accorsi riesce a evitare i pericoli della sovra- esposizione con una prova matura e intelligente. Meritati riconosci- menti alla colonna sonora, tra cui il successo dei Tiromancino "Due destini".

Pezzo trovato su internet

L E . C A N Z O N I

1. le fate ignoranti
2. birdenbire
3. l'amante
4. il temporale
5. due destini
6. le fate ignoranti (vocals)
7. and never tell
8. fatato mambo
9. gracias a la vida
10. la terrazza
11. risveglio
12. birdenbire (vers.2)
13. cocktail d'amore
14. parole non dette
15. le fate ignoranti (epilogo)
16. muovo le ali di nuovo


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Ancora Giada a darci consigli di musica... la ringrazio davvero di cuore di inviarmi puntualmente qualche interessante e-mail in proposito! Devo anche complimentarmi con lei per le splendide recensioni.

THE CLASH
[ london calling ]

E'stato più forte di me: non potevo non citare i Clash, a così breve distanza dalla morte del leader e cantante Joe Strummer, stroncato da un cuore più debole di quanto ci si immaginasse. London Calling è stato il terzo disco dei Clash, un doppio vinile all'epoca, un grandissimo lavoro che ha segnato per sempre la storia della band e dell'intero rock. Un disco indispensabile per gli amanti del punk come per chiunque ami il rock, la buona musica e l'impegno sociale. Ma soprattutto è stato ed è tuttora una rivoluzione che segnò la fine dei gloriosi(o ingloriosi?) anni '70, dimostrando che la vena nichilista del punk non era solo distruzione ma anche capacità di costruire qualcosa. Un pugno nello stomaco che gettò le basi del punk del futuro, aggiungendo alla furia punk la riscoperta delle radici: dal reggae al r ‘n’ b, dal dub al rockabilly, al rock tradizionale classico. Tutto ciò è fuso alla perfezione in questo cd, in una magnetica sequenza di stupende canzoni, dall' epica title-track (“Londra affonda ed io vivo lungo il fiume” cantano con sarcasmo i Clash), al rock diretto di “Lost in the supermarket (“Mi sono perso nel supermarket, non posso più comperare con felicità, sono entrato per quella offerta speciale, personalità garantita”...quanti ricordi in questa canzone), allo stralunato reggae-dub di “The guns of Brixton” (brano ispirato dall'omonimo film, scritto e cantato dal bassista Paul Simonon, immortalato in copertina mentre sfascia il suo basso durante concerto: la foto è stata recentemente votata come la più bella della storia del rock), mentre il ritrattino ska di Kola-Kola saltella tra sarcasmo e rabbia dissimulata; chiude in bellezza Train In Vain, con la sua melodia immaginifica in perfetto equilibrio tra impertinenza e commozione. I Clash non dimenticano il loro passato rivoluzionario, ma fondono rabbia e gioia in una cosa sola come mai era successo prima (un po'come i moderni, italianissimi Banda Bassotti: La lotta è allegria, l'allegria è lotta!): forse è proprio questo l'intero filo conduttore del disco, e il responsabile del suo successo e della sua grandezza. London Calling, pietra miliare della musica rock, apice mai eguagliato dai tanti gruppi self-made nati dal punk inglese.

L E . C A N Z O N I

1. london calling
2. brand new cadillac
3. jimmy jazz
4. hateful
5. rudie can't fail
6. spanish bombs
7. the right profile
8. lost in the supermarket
9. clampdown
10. the guns of brixton
11. wrong 'em boyo
12. death or glory
13. koka kola
14. the card cheat
15. lover's rock
16. four horsemen
17. I'm not down
18. revolution rock
19. train in vain

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SKA-P
[ planeta eskoria ]

Uno dei cd della mia vita. Acquistato lo scorso anno e riscoperto ed amato più che mai durante quest'inverno, dopo aver avuto la fortuna di assistere ad uno splendido concerto della band, al CSO Rivolta, trovandola ancora più entusiasmante e coinvolgente di quanto avessi potuto immaginare. Planeta Eskoria uscì verso la fine dell'anno 2000, ma il suo successo di pubblico e di critica fu tale da proiettarla alla ribalta durante l'intero 2001. Gli ska da un quartiere operaio di Madrid, figli di una classe operaia che ha condizionato e condiziona tuttora il loro modo di essere e di porsi nei confronti della musica. Musica potente ed incalzante, testi molto politicizzati, energia pura al ritmo dello ska che si fonde con punk e reggae. Il ritmo e l'allegria (che persiste anche quando vengono affrontati temi sociali scottanti) sono la chiave di lettura del fenomeno Ska-P. Planeta Eskoria è il quinto album della band, un album maturo nel quale le 14 canzoni proposte pur rimanendo nel filone ska-core aquistano una loro forte personalità e una grande varietà, cosa non facile ed alquanto inusuale pensando al gran numero di gruppi ska che nell'intera Europa continuano a proporre un sound ripetitivo e un po'noioso. Basta sentire la title track "Planeta Eskoria" per rendersi conto di trovarsi di fronte a tutt'altra cosa: un attacco diretto al potere che passa fra ska, new wave e punk rock; seguono molti pezzi sicuramente degni di menzione quali "La Mosca Cojonera"(attacco alla morale imposta dalla chiesa cattolica), la divertentissima "Derecho De Admision" e il brano forse più bello dell'intero album, "A la Mierda", caustico commento alla politica della destra reazionaria in cui emergono tutte le radici punk-rock e infine la conclusiva "Mestizaje", coinvolgente inno cosmopolita e anti-razziale. I temi socio-politici trattati sono in fondo quelli di sempre, ma ascoltando questo disco e vedendoli in azione non si può che convincersi del fatto che gli Ska-P sono persone dirette, simpatiche e sincere. Da notare anche la bella traccia multimediale, contenente il video live dell'arcifamosa Cannabis e lo stupendo video di Paramilitar, canzone scritta a sostegno dell'esercito zapatista dell'EZLN. Chiudo menzionando una frase dal vocalist Pulpul: " Quello che è importante è urlare sul palco ed al pubblico i sentimenti di onestà. Non finiremo mai di urlare che noi veniamo dal proletariato e siamo orgogliosi di questo, la nostra musica nasce dal popolo".

L E . C A N Z O N I

1. planet eskoria
2. verguenza
3. como me pongo
4. el autentico
5. naval xixon
6. la mosca cojonera
7. eres un@ mas
8. derecho de admision
9. a la mierda
10. e.t.t.s.
11. lucrecia
12. tio sam
13. violencia machista
14. mestizaje

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MODENA CITY RAMBLERS
[ raccolti ]

"Raccolti" è a suo modo un piccolo miracolo dal vivo, che sprigiona una sensazione di intimità e di gioia contagiosa: il frutto di tre session di musica registrate il 12, 13 e 14 ottobre 1998 al Sisten Irish Pub di Novellara, nel cuore dell'Emilia, che conserva a pieno l'atmosfera etilica, emozionata e confidenziale tipica dei concerti nei pub. "Raccolti" non è il solito disco politico, non è una semplice antologia di stupendi brani, perlomeno nn è solo questo: "Raccolti" è magia, sogno, amore. "Raccolti" è il cd che segna la mia rinascita, è il cd acquistato pensando ad una persona che ha cambiato totalmente la mia vita (Fabio:**), è il sogno di tante notti d'inverno, è la nostra chiave per sentirci più vicini: un giorno guidati da stelle sicure ci ritroveremo in qualche angolo di mondo lontano, nei bassifondi tra i musicisti e gli sbandati, o sui sentieri dove corrono le fate..(da NinnaNanna, diventata dal primo ascolto la ma canzone preferita..). Qundici i brani tratti dai precedenti album del gruppo, ("Riportando tutto a casa", "Grande famiglia" e "Terra e libertà" ), e tre gli ottimi inediti: il primo, di ambientazione irlandese, "Notturno, Camden Lock", racconta la nostalgia di un irlandese emigrato a Londra. Gli altri due, di ambientazione emiliana, riportano a casa il legame dei Modena con le proprie radici folk: "A gh’è chi g’à", brano scritto sulla poesia di Onelia Mazzi, una poetessa dialettale modenese, diventa un modo leggero e caustico per parlare seriamente di ingiustizie sociali, mentre "La fiola dal paisan" è un tradizionale che i Modena hanno mutuato dal repertorio di un noto gruppo folk emiliano, La Piva Dal Carner. Sarebbero tutti degni di citazione, i quindici brani noti: ma soprattutto è degna di citazione la sensazione di calore che sprigionano, è degno di citazione il coraggio della band, il suo talento qui più che mai evidenziato. Un cd consigliato non solo agli amanti del folk (o meglio combat-folk)ma a tutti i sognatori, a tutti i viaggiatori stanchi, a tutti gli amanti della magia di cui sono intrise le piccole cose della vita.

L E . C A N Z O N I

1. clan banlieue
2. transamerika
3. notturno, camden lock
4. remedios la bella
5. ahamed l'ambulante
6. grande famiglia
7. al dievel
8. qualche splendido giorno
9. la banda del sogno interrotto
10. il ballo di aureliano
11. a gh'è chi g'à
12. canzone dalla fine del mondo
13. cent'anni di solitudine
14. la fiola del paisan
15. morte di un poeta
16. in un giorno di pioggia
17. bella ciao
18. ninnananna

Pezzi a cura di Giada ©
THE CLASH - SKA-P - MODENA CITY RAMBLERS
anno 2002

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Non ricordo dove sentii il nome di questo gruppo, so solo che mi colpì e corsi a vedere se trovavo qualcosa. Il primo CD che comprai fu questo. Appena lo misi mi parve di perdere il tempo, è stato bellissimo. Da quel momento li comprai tutti.

DARK TRANQUILLITY
[ projector ]

L'evoluzione continua. Dopo piccoli ma costanti cambiamenti stilistici, ecco il nuovo lavoro dei Dark Tranquillity. Prima dell'uscita dell'album, molti erano scettici riguardo la sterzata del combo svedese; tutti erano pronti nello scommettere sull'arrivo di un nuovo capitolo Depeche Mode. Nulla di tutto questo. Projector è il giusto amalgama tra la malinconica potenza degli In Flames, le melodie decadenti degli Anathema e le trame gotiche dei migliori Paradise Lost. Nulla è lasciato al caso, sin dalla confezione in dipipak, con il bellisimo booklet interamente a cura del leader-chitarrista Niklas Sundin. Tutto il lavoro è un saliscendi di emozioni e di velocità. Il piano introduttivo della open track "FreeCard", non ci fa rimpiangere il tempo passato dall'ormai seminale "Drakonian Time" dei Paradise Lost. Richiami elettronici, unico punto di contatto con i Depeche Mode, si trovano nella traccia "Day To End", dove un cantato da brividi ci accompagna a piccoli passi verso "L'ultimo giorno". Troviamo, invece, giusta potenza e velocità in "On Your Time" e "The Sun Fired Blanks". L'immancabile voce femminile che si intreccia con lo screaming più aggressivo, ci porta a spasso per "UnDo Control". Ma la vera chicca di tutto l'album è "ThereIn": una serie di riff incalzanti si mescolano alla perfezione con mid-tempo, creando un'atmosfera aggressiva e nel contempo dolcemente gotica. I Dark Tranquillity hanno messo a segno un colpo fenomenale. Se non volete perdervi un nuovo, grande classico, non fate mancare "Projector" alla vostra collezione.

Pezzo a cura di Massimo Garofalo ©
anno 1999

L E . C A N Z O N I

1. freecard
2. therein
3. undo control
4. auctioned
5. to a bitter half
6. the sun fired blanks
7. nether novas
8. day to end
9. doberman
10. on your time

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Di tutti quelli che posseggo questo CD è senza ombra di dubbio quello che prediligo in assoluto, lo adoro, sono stata una settimana ad ascoltarlo a ripetizione, non mi stancava mai! Lo consiglio a tutti quelli che hanno nel sangue un pò d'Irlanda.

THE CRANBERRIES
[ to the faithful departed ]

Quest'ultimo e atteso "To The Faithful Departed" colpisce nel centro per livello compositivo e nitidezza d'intenti. Unico neo, di un lavoro che per confezione appare più americano dei precedenti (del resto alla consolle troviamo un mago come Bruce Fairbairn, già producer con Bon Jovi, Van Halen, Motley Crue etc.), la minor emozionalità e una certa atmosfera di scelta a tavolino che trapela dai pezzi (ottimamente scritti e realizzati) del lavoro. L'idea è che il gruppo abbia deciso scientemente quale direzione far prendere alla propria compositività, tentando di accontentare più palati e soddisfare diversi stili. Per questo l'eccesiva varietà può anche esser presa erroneamente per disorientamento; in realtà si tratta solo di una sensazione illusoria. "Hollywood" evoca direttamente "Zombie", la briosa ed aggressiva "Salvation" è già un grosso successo di airplay, infine la dolce "When You're Gone", che con la sua atmosfera fifties, accontenterà gran parte del mercato Adult statunitense. In definitiva "To The Faithful Departed" è un ottimo lavoro, ricco di buone canzoni e spunti in un panorama, come quello odierno, dove la compositività sembra essere sempre più un optional.

Pezzo preso da internet

LE . C A N Z O N I

1. hollywood
2. salvation
3. when you're gone
4. free to decide
5. war child
6. forever yellow skies
7. the rebels
8. intermission
9. I just shot John Lennon
10. electric blue
11. I'm still remembering
12. will you remember?
13. Joe
14. Cordell
15. Bosnia

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Affascinante immagine, inconfondibile la voce. Questo cd mi ha trasportato in un'atmosfera da sogno, incredibilmente irreale. In un attimo mi sono sentita leggera. Assolutamente imperdibile per gli amanti delle voci femminili.

NIGHTWISH
[ chentury child ]

Senza l'incantevole voce di Tarja Turunen, i finlandesi Nightwish sarebbero semplicemente uno dei tanti gruppi di power sinfonico che affollano il mercato. Per carità, la band manipola con incredibile maestria tutte le parti strumentali, anche e soprattutto quelle orchestrali, immolandole sull'altare di una fisicità heavy metal spesso sopra le righe; ma il suono tronfio ed ampolloso della band sembra, più di ogni altra cosa, l'ideale ossatura per sorreggere i vocalizzi lirici della bella Tarja. I brani diventano episodi di una sorta di rappresentazione operistica (benché non si tratti di un concept-album), a partire dall'ipnotico e sontuoso crescendo di "Bless the Child", fino ai dieci minuti conclusivi di "Beauty of the Beast", strepitosa polifonia metallica nella quale cori impostati si intrecciano su partiture orchestrali, perfettamente integrate ad una massiccia struttura heavy di immensa epicità. Nel mezzo, "Slaying the Dreamer" (dominata da un devastante guitar-riff in monumentali registri Savatage-oriented), "End of All Hope" (capolavoro dallo spessore tragico e sinfonico, tra sovrapposizioni corali e un'eroica violenza wagneriana) e "Ever Dream" (melodrammatica sceneggiata dalle tinteggiature solenni) riescono a nobilitare il disco, insieme al rifacimento di "Phantom of the Opera", celebre tema portante dell'omonimo musical di Andrew Lloyd Webber. Supportati dove necessita da una vera orchestra (la Joensuu City Orchestra), i Nightwish appaiono riuscire meno nella ballad "Forever Yours", stranamente somigliante alla colonna sonora del Titanic di Cameron, e nella indecisa "Dead to the World", nella quale le vocals maschili del nuovo bassista Marco Hietala (ex Tarot e Sinergy) apportano uno sgradevole riflusso neogotico à la HIM/Entwine, decisamente fuori luogo in quel contesto. Nel suo complesso, dunque, "Century Child" è un'opera di sicuro valore, ineccepibile dal punto di vista tecnico, anche se purtroppo incostante nei suoi cinquanta minuti di durata. Consigliato a tutti coloro che amano la contaminazione heavy metal/opera lirica e le partiture particolarmente epiche e solenni.

Pezzo a cura di Flavio Ignelzi ©
anno 2002

L E . C A N Z O N I

1. bless the child
2. end of all hope
3. dead to the world
4. ever dream
5. slaying the dreamer
6. forever yours
7. ocean soul
8. feel for you
9. the phantom of the opera
10. beauty of the beast

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Il primo che ho comprato, per curiosità. Non avevo mai ascoltato niente di loro, andavo alla cieca. Come si suol dire: appuntamento al buio. Ma sono rimasta soddisfatta, sono corsa sull'anda magica che quest'uomo sa regalare, senza troppi sforzi.

THE CURE
[ bloodflowers ]

A quattro anni da "Wild Mood Swings" tornano i Cure, con quello che annunciano essere l'ultimo lavoro della band. Robert Smith, che ha intenzioni future da solista, lo annuncia come uno dei dischi più personali, e lo si capisce dall'intensità dei brani. Smith torna a brani e musiche più vicine a dischi che l'hanno reso famoso, quali "Disintegration" e "Faith". Dopo aver tentato di scollarsi di dosso quell'immagine oscura che si era creato, alternando a brani più profondi pezzi più ritmati e videoclip variopinti, i Cure tornano con un disco dai lati prevalentemente 'oscuri'. "Out of this world" ricorda molto l'inizio di "Disintegration", con un'altrettanto intensa "Plainsong", o "Open" di "Wish". I brani che seguono per chi conosce i Cure sembrano quasi familiari, come "Where The Birds Always Sing", ma gli arrangiamenti molto ricchi valorizzano ogni brano in modo differente. Tra i brani migliori ci sono sicuramente il già citato "Out of this world", e "The loudest sound" per la delicatezza e l'intensità delle musiche, tutte scritte da Robert Smith, e "There is no if...", e "Bloodflowers", che sono forse i brani più personali.

Pezzo a cura di DS ©
anno 2000

L E . C A N Z O N I

1. out of thsi world
2. wathcing me fall
3. where the birds always sing
4. maybe someday
5. the last day of summer
6. there is no if...
7. the loudest sound
8. 39
9. bloodflowers

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Giada ci consiglia un altro cd, come suo solito. E noi la ringraziamo. Soprattutto se ci racconta i Subsonica, i grandiosi Subsonica.

SUBSONICA
[ amorematico ]

Subsonica. Ricordavo il ritornello di una canzone, "Tutti i Miei Sbagli", presentata ad un festival di Sanremo qualche anno fa. Bella canzone, all'epoca una piccola ossessione per me. Una piccola ossessione che poi dimenticai, finchè un giorno, entrando nel mio negozio di cd preferito decisa a sommergermi nel mio piccolo mondo punk, il mio sguardo non si fermò su questo cd. Mi dissero che "Microchip emozionale" era migliore, ma non mi importò. Ci sarebbe stato tempo per scoprire i Subsonica. Ora volevo questo cd. E feci bene. E' stato il mio primo contatto coi Subsonica, e me ne sono innamorata. Un amore destinanto a durare. A volte sperimentare lasciandosi guidare dal proprio istinto è decisamente positivo. In questo cd i Subsonica si evolvono senza cambiare più di tanto, anzi forse l'unico difetto di questo lavoro è quello di seguire un po'troppo la scia di un predecessore ingombrante come appunto "Microchip emozionale". "Amorematico" non è un cd facile nè leggero, anzi le caratteristiche che anche da un primo ma attento ascolto emergono sono quelle di un cd cupo e oscuro e decisamente introspettivo. Di grande qualità e varietà i testi (scritti con la complicità del poeta Luca Ragagnin) e le stesse canzoni: "Nuvole rapide" ,un elettro-pop anni '80, "Dentro i miei vuoti" una ballad cupa e sussurrata, "Sole silenzioso" dedicata ai tristi fatti di Genova ,"Gente tranquilla" è chiaramente ispirata alle reazione del doppio omicidio di Novi Ligure, mentre la solitudine e l'alienazione fanno di "Albascura", "Nuova Ossessione" (incisa coi Krisna) e "Dentro i miei vuoti" i punti più alti del cd. Invece non sono ancora riuscita ad apprezzare"Atmosferico", rielaborazione in quattro parti di campioni sonori ad opera del dj Roger Rama: dal resto se mi risulta facile apprezzare la qualità dei testi e la rovesciazioni in musiche un po'inquietanti di paranoie e paure, non mi risulta altrettanto facile apprezzare la pura sperimentazione elettronica! Grande merito dei Subsonica è infine di aver capito che la cultura rock e quella dance non sono poi così inconciliabili, anzi che è possibilissimo che musica elettronica venga suonata da una band, tappando così un "buco" nella musica italiana donandole un'ottima band dance-rock che nulla da invidiare alle numerose simile proposte presenti negli altri Paesi europei.

Pezzo a cura di Giada ©
SUBSONICA
anno 2000

L E . C A N Z O N I

1. nuvole rapide
2. albascura
3. dentro i miei vuoti
4. eva-eva
5. nuova ossessione
6. mammifero
7. sole silenzioso
8. ieri
9. gente tranquilla
10. questo domani
11. atmosferico I
12. atmosferico II
13. atmosferico III
14. atmosferico IV



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